La grafia d’un’onda

No, non siamo al mare.

Niente paesaggi marini, stavolta, anche se le onde, ci sono.

Piuttosto, una scelta di regolarità ed omogeneità.

Sapete, si fa presto a dire “monocromatico”.

D’accordo, l’etimologia fa le cose semplici, qui:

Dal greco μονος e κρομα.

Un solo colore, parrebbe.

Ma in fotografia la situazione è più articolata.

Ondeggiante, oso proferire.

Perchè benchè usualmente si attribuisce la definizione ad immagini in scala di grigi, un’onda monocromatica, in

Fisica, se elettromagnetica, reca forma sinusolidale, frequenza costante e durata infinita.

E se appioppiamo all’onda l’aggettivo “dominante” il terreno si fa scivoloso.

Potremmo indicarne il sinonimo in “tinta”, e ce la caveremmo con poco.

Ma così non vale: tonnellate di X ed Y si oppongono alla semplificazione.

Epperò, a noi interessa l’esperienza visiva.

Sapete, Goethe diceva che i colori influenzano l’anima e inducono il pensiero.

E un singolo colore?

Inducono il pensiero…

C’è una cosa che fanno i fotografi principanti che definisce il loro pensiero ancora nella fase infantile.

Se la fotografia è un linguaggio, facendo quella cosa che Vi sto per dire, è come balbettassero.

Eccola, la cosa: da una fotografia tolgono tutti i colori tranne uno.

Maturando, non lo fanno più.

Un momento, però.

C’è modo e modo.

Vi è una ricerca del facile effetto, ma molto più in alto di ciò esiste una dimensione interpretativa elevata, un

iperuranio del monocromatismo, in cui ogni scelta è meditata ed asservita ad un fine superiore.

Gilbert Claes ed il suo verde.

Sì, proprio suo.

Tenue, non serve sè stesso.

Piuttosto, è funzionale all’economia generale di pesi e prospettive.

Vuole – deve – differenziarsi da nero, quel verde lì.

Solo così la sua cascata prospettica felicemente contrappunta il denso blocco che monta sulla destra.

Irina Nevskaia, ora.

Sublime trattato su di una singola tonalità.

Una scala di grigi virata a dominante, non fosse espressione scientificamente insostenibile.

Ma fornisce indizi su di un altro tono.

Il tono emotivo, intendo.

Fine, partecipato eppur olimpicamente calibrato.

Tornerebbe Goethe, qui.

Ne risulterebbe spiritualmente indirizzato, qui.

Jean Paul Maitre, infine.

Ancora, questo non è il gioco di togliere tutto tranne uno.

E’ cogliere intime vibrazioni, ed invece.

Se non essenza, cuore.

E la marzialità dell’esterno depurato.

Un severo algore che non raffredda ma prepara ad un dolce calore.

Il bianco della forma cede peso allo squarcio ma guadagna peso rispetto allo sfondo.

Niente è trascurato, ma ogni cosa è indirizzata.

Ecco, ci risiamo con Goethe.

Sì, lo scrittore che da piccolo vedeva scorrere il Meno.

Tutto scorre, lo sappiamo sin da παντα ρει.

Ma la Fotografia cattura, fissa.

Imperituramente.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 

 

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