La fotografia, Montale, il mare

“e il mare che scaglia a scaglia

livido, muta colore,

lancia a terra una tromba

di schiume intorte”

Così Eugenio Montale in “Corno inglese”.

I milanesi Montale lo vedevano per strada, magari in compagnia di Aldo Busi. E Indro Montanelli ha condiviso con lui una stanza al Corriere della Sera, osservando che per il tipo di lavoro avrebbe potuto benissimo stare a casa.

A casa, oppure al mare.

E già, perché l’Uomo del Picchio (avete presente la celebre fotografia? A me suscita un certo timore…), meneghino d’adozione, era di origine ligure.

Sapete qual’è il vantaggio dei nativi costieri rispetto ai turisti?

Che sono lì anche nei giorni di burrasca.

Com’è il mare in quei giorni?

È come lo descrive l’Uomo del Picchio nell’incipit di questo articolo.

E qui torniamo al concetto di “chi non risica non rosica”.

Abitate in pianura.

Diluvia.

Andate a vedere le previsioni marine.

Dicono, per il giorno dopo, onde alte tre metri.

Ecco, quello è il momento.

Scrollatevi, lo è davvero.

Una notte di circospetta guida su nastro d’asfalto reso torrente.

Ma poi all’arrivo siete ripagati con questo (documentato dalle tre fotografie a corredo di questo brano)

Non ha smesso di piovere?

Se la fotocamera è tropicalizzata (ma deve esserlo anche l’obiettivo, altrimenti il bocchettone d’innesto diviene il Cavallo di Troia del nemico) qualcosa potete osare. Ma deve avere un paraluce esteso, perché nulla potrete contro gocce che compromettano la visione sulla lente frontale.

Paraluce esteso, dunque teleobiettivo.

Non un ausilio da poco, in questi frangenti: consente di “arrivare” ove l’azione è più concitata.

Ma anche una esplosione di goccioline a riva ha il suo fascino.

Be’, qui si rischia di più.

Perché se si vuole un ampio angolo di campo occorre usare un grandangolo (immagine corrispondente, tra quelle allegate), il che significa essere vicino.

Giova osservare l’espansione delle onde precedenti, nonché accertarsi della presenza di rapide vie di fuga.

E poi, buttarsi.

Sapete, Maurizio Costanzo suole osservare che Emilio Salgari, nonostante le sue lussureggianti – “vive”, per l’appunto – descrizioni, non si è mai spostato dal suo studiolo in Verona.

E se volete altri alibi per fare i sedentari, vi può aiutare Herman Melville… o come non mancare – dentro lì non piove, non infuria il vento… – una visita in pinacoteca per le opere di William Turner?

Però no, ve ne supplico, andate alla primigenia fonte dell’incantamento, tra spruzzi ed ululati!

Di preferenza, con una fotocamera… ragionevolmente sacrificabile…

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Claudio Trezzani

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