La fotografia, le stringhe, i multiuniversi

Avete presente le stringhe, i quark, i mesoni mu, i neutrini, i fotoni (per ulteriori delucidazioni in merito c’è l’eccellente Luca De Bono)? Be’, la fotografia va oltre…

Enunciata la scherzosa analogia, addivengo gradatamente al punto attraverso una singola foto, quella a corredo di questo brano. Abbiamo una veduta di Sarnico e Paratico, presso il lago d’Iseo. Nell’inquadratura spiccano i pali confitti in acqua, isolati dalla lunga esposizione.

A sinistra in alto, a riva, vi è un basso edificio caratterizzato da imposte blu: una inquadratura alternativa – molto più stretta – che concepisco racchiude l’edificio stesso, i suoi riflessi in acqua, e un singolo palo sulla destra. Varia di molto il fattore di ingrandimento, è una foto nella foto.

Ora parliamo di qualcosa di molto più corposo ed articolato, ma che discende dallo stesso procedimento e concetto. È una cosa che avevo proposto a scuole di fotografia, e consiste in questo: montate su stativo una fotocamera digitale di elevatissima risoluzione e dotatela di un obiettivo moderatamente grandangolare focheggiato sull’iperfocale. Impostate un intervallometro e collocate l’insieme in un luogo ampio ed affollato, come il sagrato di Piazza Duomo a Milano.

Dopo un lungo lasso di tempo, fate visionare agli studenti le centinaia di scatti ottenute. Ciascun studente avrà due compiti: scegliere un singolo scatto, e all’interno di esso ridefinire l’inquadratura. Il risultato finale…altro che multiuniversi! L’esperimento infatti sarà scarurigine e fungerà da catalizzatore per una miriade di operazioni a vari livelli: l’intera sequenza degli scatti automaticamente ottenuti avrà dischiuso un mondo di opportunità e scelte che a loro volta si moltiplicheranno per la somma delle sensibilità degli studenti: sotto i loro occhi, più tardi al computer, sfilerà ciò che si è soliti appellare “varia umanità”: decine, centinaia di situazioni individuali e collettive ciascuna animata dalla palpitante umanità dei suoi protagonisti.

Da ogni singolo arazzo costituito da ciascun scatto, verranno estrapolati interazioni tra membri di piccoli gruppi, storie fissate nel loro episodico svolgersi, moti dell’animo lasciati intravedere da quello che si ritiene essere il linguaggio del corpo, espressione di quell’unità di “corpo e concetto” che già Leonardo da Vinci vagheggiava.

Sarà una lezione altamente formativa per gli studenti di fotografia che vi parteciperanno, con una notevole valenza psicologica e sociologica.

Ed insomma: se  questo universo un giorno si trasformerà in seguito ad nuovo Big Bang,  o ad un Frozen o Rip Bang, prima che ciò accada apprezzeremo l’infinita ricchezza umana che arde nel nostro microcosmo.

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Claudio Trezzani

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