La concordanza

Già, la concordanza.

Che ne siate risultati grammaticalmente perseguitati durante la Vostra vita scolastica, che l’abbiate più tardi studiata in relazione alle tesi di Stuart Mill, o che ne abbiate vissuto l’effetto per tutto ciò che afferisce ad essa nella vita quotidiana, è un fattore con cui tocca misurarsi.

In fotografia, non c’è.

Ovvero: c’è, ma è complanare.

Fisicamente e metaforicamente complanare.

Perché in ogni immagine fissa concordanze e discordanze giacciono nello stesso intreccio, e si esplicano tanto nel campo visivo come in quello logico.

In videografia, ora.

Sì, nel filmato a corredo di questo brano.

Prima di analizzare, classifichiamo a priori.

In un flusso di immagini, se originariamente sonorizzato, oltre alle dinamiche e dialettiche che intervengono nella componente visiva, vi è un percorso auditivo.

Esso è intrinsecamente concordante per la mera circostanza che è contemporaneo alle immagini, e ad esso legato per identità di luogo ove vi è scaturigine.

Abbiamo insomma una concordanza “legale” che può non coincidere con quella sostanziale.

In questo filmato notiamo l’effetto del vento sia visivamente che sonoramente espresso.

Il roll(letteralmente, in questo caso..)bar del gommone dei Vigili del Fuoco fa su e giù, così come scafi e alberi di barche a vela.

E il suono?

Diversi livelli di concordanza.

La più stretta: il rumore generato dallo sbattimento di cime e sartie, il cigolio delle parti meccaniche.

Ancora correlato: lo sciaguattio dell’acqua entro molo.

Estraneo benché compresente: il colpo di clacson al termine del filmato.

Sì giunge così al seguente paradosso:
mentre all’interno della componente visiva si agita tutto un reticolo di relazioni tra loro armoniche e disarmoniche, nell’ambito della separata traccia sonora vi possono essere elementi che – pur tecnicamente esterni – posseggono un tasso di concordanza  con l’elemento visuale maggiore di quello intercorrente tra fattori posti all’interno di uno dei due sottoinsiemi.

Due esempi paralleli.

Il primo: in un bosco, un manufatto. Complanari, contemporanei, ma estranei.

Il secondo: una accetta s’abbatte su tronco, il suo rumore risuona. Sono stati catturati separatamente, ma la relazione è di esclusiva identità.

Paradosso più accentuato: il filmato è risonorizzato, sostituendo i rumori ambientali con musica.

Ebbene: se la colonna sonora sottolinea propriamente la situazione illustrata dalle immagini, vi è più concordanza qui che non nella compresenza di elementi all’interno di ogni singolo sottoinsieme, originario e non modificato.

Ecco ricomparsa l’ntensa vertigine polisensoriale e polisemantica del linguaggio videografico.

Cose accadono dentro e fuori, un pervasivo abbraccio che è dolce districare.

 

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Claudio Trezzani

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