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La Bibbia, Dante e Il Segnale

State guidando l’automobile a media andatura. La vostra compagna impugna il telefonino e registra un video. Tornati a casa e scaricato il file sul desktop, subito si lamenta del rumore. “Non si capisce niente di quello che dicevi, con tutto quel rombo e quel fruscio!”. Benvenuti nel mondo del Rapporto Segnale/Disturbo.

Se lui all’epoca del vinile era un patito dell’Alta Fedeltà magari si ricorderà che aveva comprato un preamplificatore separato dal telaio dell’alimentatore, e di quanto lei lo strapazzò quando decise di comprare dei cavi ultracostosi. Magari adesso lei è una esperta di computer, e tratterà il file in un programma di postproduzione. Smanetterà sapientemente con i cursori agendo sulle frequenze, ma più di tanto non potrà ottenere. Perché questo avviene?

La risposta farebbe la felicità di un irriducibile sessantottino: è un problema di Comunanza. Succede infatti che raramente le frequenze del materiale che ci interessa siano del tutto diverse da quelle del rumore di fondo. Così, per quanto il programma o l’azione umana sia intelligente, ci si trova in una situazione non del tutto risolvibile. Si, comprare un microfono esterno, ….impellicciarlo, servirsi del tipo più adatto alla situazione aiuta. Ancor di più, collocarlo nel punto più opportuno, ma l’ideale assoluto non esiste nella pratica. In fotografia succede la stessa cosa. Siamo arrivati al rumore da amplificatore del segnale. Che si aggiunge a quello termico, particolarmente evidente nelle lunghe esposizioni, ed ad altri fattori di minore incidenza. I rimedi?

Siamo alle solite: praticabili, ma non del tutto risolutivi. Tempo fa si temeva a varcare la soglia psicologica degli 8 micron, poi 6, poi 4…Di certo minore è la densità di un sensore, maggiore è la capacità del singolo fotodiodo di catturare luce, anche se l’intelligenza dei processori in camera diviene vieppiù efficace.

Eppure, detto brutalmente, i due principali mezzi che un processore – sia esso collocato in camera o nel computer di casa – ha tutt’ora è quello di progressivamente sfocare e desaturare, come è dato osservare esaminando una immagine realizzata a valori ISO crescenti. Circa il rumore da lunga esposizione, di qualche utilità risulta il procedimento di sottrazione del fotogramma nero, dopo la primigenia esposizione. Il problema di fondo rimane quello della Comunanza, ovvero della indesiderata coincidenza qualitativa tra contenuto significante e contorno disturbante.

Ecco perché è sempre valido sia ciò che dice la Bibbia, sia il dantesco fraseggiare: separare il grano dal loglio, come in Matteo 13/24. O “quando il loglio Si lagnerà che l’arca li sia tolta”, a sentire il Sommo Poeta

Ed insomma, una metafora della vita: tendere al meglio, assorbire il peggio. Muta la tecnologia, non l’umana condizione.

 

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Claudio Trezzani

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