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Kitesurfing

Il kitesurfing è una disciplina sportiva assai affascinante da ritrarre. Personalmente prediligo avvalermi di potenti teleobiettivi, onde catturare il gesto atletico isolandolo dal contesto. L’impiego di droni è altresì molto stimolante, ma al contempo pericoloso: la vela è caratterizzata da movimenti repentini ed imprevedibili longitudinalmente e verticalmente, nè è da trascurare l’impatto dei fili.

Mi è capitato di adottare un posizionamento arretrato in combinazione con una numerosa presenza di kitesurfisti: in modalità video ne deriva una accattivante pluralità di movimenti, che può giovarsi di una prospettiva più corretta rispetto alla riva o alla barca, essendo possibile situarsi ad una altezza mediana rispetto a conduttori e vele. Ma la tecnica più interessante in senso dinamico rimane l’inseguimento. Questa prassi risulta oltremodo insidiosa nella situazione già descritta, quando occorre tener conto di una pluralità di movimenti ciascuno imprevedibile. Nel caso del filmato linkato, invece, ho potuto beneficiare della rara opportunità di avere un solo soggetto in acqua. Anche così, però, il fattore di imprevedibilità sconsiglia di avvicinarsi a distanze che pur consentirebbero una ritrazione efficace. L’impiego di una focale grandangolare  – su Dji Phantom 4 Pro – ha permesso di preservare il dialogo tra conduttore e vela. Tuttavia, l’adozione di una focale più lunga avrebbe rappresentato un elemento di maggiore sicurezza, oltre che di più coinvolgente impatto visivo: a parità di ingrandimento il drone si sarebbe situato a maggiore distanza dal soggetto. Questo aspetto, in questo caso particolarmente rilevante, riveste un importante ruolo in ogni impiego: fatte salve diverse esigenze (e non trascurando la possibilità che ostacoli siano presenti al di fuori del campo visivo), il fatto che a parità di inquadratura il drone sia meno vicino al soggetto diminuisce il rischio di collisioni. Per ottenere ciò, c’è da rilevare che nel caso del modello Dji Inspire 2, il più recente modulo sensore/obiettivo ha siglato una diminuzione delle possibilità in tal senso: mentre montando il modulo X5 era possibile ottenere una focale equivalente nel formato Leica di 90 mm (con il 45 mm, che abbinato al sensore del consorzio  Panasonic/Olimpus quattro terzi determinava un fattore di moltiplicazione di 2X), attualmente la focale più lunga – già espressa con riferimento al formato 24 X 36 – che si può ottenere sul modulo X7 è montando il 50 mm. Naturalmente nulla vieta di servirsi del vecchio modulo X5, ma così si dispone di un  sensore più piccolo e meno risoluto. In generale, dunque, notiamo che la presenza di focali lunghe nel mondo dei droni è ancora sparuta. Ciò è evidentemente imputabile all’origine da action cameras dei dispositivi di ritrazione con  cui inizialmente i droni venivano equipaggiati, ove la priorità era ottenere un ampio angolo di campo. Ora però la qualità raggiunta dai componenti giustifica ed incoraggia la disponibilità di obiettivi per ogni esigenza, sia perché le migliorarate prestazioni rendono più appetibili i droni in ambiente professionale fotografico e videografico, sia perché – come spiegato sopra, con le necessarie avvertenze – l’elemento/distanza può rappresentare un fattore di sicurezza.
Claudio Trezzani all rights reserved.

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