Inserzione ed irregolarità

Irregolarità.

Non è sinonimo d’imperfezione.

E’ la cesura d’una scansione, piuttosto.

L’interruzione di un motivo, l’arricchimento costituito da una variazione.

Linee curve.

Mutando incessantemente orientamento, parrebbero quintessenza del cambiamento.

Epperò, sintanto che l’andamento è progressivo, la stigma recata è ancora quella della regolarità.

Accostamenti in differenza, piuttosto.

Come è eseguibile la loro orchestrazione, è visibile nelle tre fotografie a corredo di questo brano.

L’immagine di Manuel Ribeirinho.

O di come la manifattura s’inserisce con delicata sfaccettatura in un scenario naturale.

Tutto è curvo e variegato, nella vegetazione.

L’inserzione del ponte è mirabilmente dosata.

Lignee aste, verticali e parallele.

Ma la protensione è arcuata, e mediata dalla prospettiva.

Una prova sopraffina, ove equilibrio e dinamismo armonicamente danzano.

Marc Apers, ora.

Ancora, una contrapposizione.

Qui icastica, vergata con potente felicità di mano.

Perchè tutto è natura, tranne i fili.

Tutto si piega, tranne i metallici filamenti.

E sulla loro partitura, l’infinita cangievolezza della postura animale.

Christian Coigny, infine.

Parlavamo d’inserzioni.

Cosa s’inserisce in cosa, è il terreno dei rapporti.

Nelle due fotografie precedenti, è la natura il luogo delle operazioni.

Qui, l’inverso.

Tutto è manufatto, tranne l’umano.

E’ l’umano ad apportare viraggio.

Ogni cosa è rettilinea, prima che la modella irrompa nella scena.

Persino il cordame si piega solo per intervento altrui.

La figura, no.

Tutto è irregolare, nella figura umana.

Cambia sempre, anche in stasi.

Nessun angolo dura proposito.

Nessuna arcuazione ha sentore d’inesorabilità.

Ogni parte profuma d’indeterminazione.

Ove si situa il λογος?

Vi è, il λογος?

Dobbiamo stare con Pierre Simon Laplace, quando asseriva che il caso è una mera ignoranza delle cause?

Sublime anche a questo proposito, la fotografia di Christian.

Non vi è solo magistrale assegnazione di pesi, rinascimentale rigore, seduttività di tono.

Nella sua immagine macerano e ribollono forze in forma di quesiti.

La necessità collide con l’imprevisto.

Opposti concetti frizionano, per subito ricomporsi in olimpica sintesi.

Ecco la Fotografia, ossimoricamente: governare cose, senza porre loro freno.

 

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Claudio Trezzani

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