Inseguendo il Sublime

La fotografia a corredo di questo brano.

Di Ansel Adams è tra quelle che prediligo.

Maestosa.

Solenne.

Drammatica.

Sublime.

Sublime, perché trova il Sublime.

Ed ora vi parlo dei protoadamsiani.

No, non è vero, non lo sono.

Sono pittori che vennero prima di lui.

Church, Turner, Friedrich, Constable.

Il primo, statunitense, animatore della Hudson River School.

Intensità e respiro, nel paesaggio giocato sui toni del rosso che allego a questo articolo.

Poi, sempre suo, quel crepuscolo con conifere.

Sta virando verso la temperatura emotiva di Turner.

L’uso balenato del colore per esprimere emozione.

Indi, Turner istesso.

Quell’accesa vampata, e non solo.

Una illuminata modernità, nello svincolarsi da lacci calligrafici.

Di Constable non metto niente.

Perché?

Perché i percorsi dei critici possono non essere i miei.

Guardano anche al pensato, loro.

Al retroterra concettuale degli autori, al loro sostrato culturale.

Così creando aggregazioni che possono non rispecchiare cifre emotive, e sinanco stilistiche.

Constable promana Arcadia, non dramma.

Friedrich, invece.

Ricordate il suo uomo con bastone che contempla una fumigante natura?

Ecco, quell’atteggiamento lì.

Non quieta bucolicità, ma ardente afflato.

Adams, Church, Turner, Friedrich.

È gente che s’inchina, grata.

Con stuporosa delibazione carnalmente riproducono.

Sì, carnalmente.

Grondano materia viva, le loro opere.

Ciò, li affratella.

 

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Claudio Trezzani

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