In rapporto al genitore

Le ombre hanno due genitori.

L’uno remotamente e regalmente assiso.

Del Re ha l’aristocratica distanza, ed è il sole.

L’altro è vicino, partecipe, informante.

Sì, è la figura.

Ma non tutti i genitori posseggono lo stesso tasso di coinvolgimento.

Il pensionato con il cappello, rasenta ed ostenta indifferenza.

Guarda da un’altra parte, e non è nemmeno in pace con il verso del lastricato.

Indi la fotografia di Ildar Sadikov.

Tutt’un’altra cosa.

C’è sì il genitore, ma impallidisce.

Dà il la, instilla il proposito, ma la propagazione della forza è tutta dell’ombra.

Il volatile proiettato si fa scalpitante freccia.

Anziché fuggire dalla gabbia, vi si protende con desiderio.

E poi, ombra su ombra.

La composizione di uccello e gabbia si inscrive nella vigorosa pennellata dell’ombra generale.

Già, l’ombra generale.

Essendo russo l’autore dell’immagine viene in mente il Generale Inverno.

Ma no, c’è calore qui.

Ombra su ombra che non inghiotte.

Quasi escherianamente, offre due piani.

Tanto prospettici quanto semantici.

Una succosa stratificazione, due livelli di delibazione.

Ed ora, la fotografia di Alessandro Rovelli.

Non c’è più il genitore, e meno male.

Perché l’immagine gode di autonomia.

Di ricchezza espressiva, il segno è icastico.

Il gatto è protagonista di un atteggiamento di cui è ignaro.

Non sa di remare controvento.

Poiché i tre contenitori luminosi tendono a sinistra più di quanto non disdegnino la destra.

I pesi sono mirabili, la loro distribuzione energetica.

Ed il felino se ne va, affrancata progenie.

Epitome della Fotografia, che contiene senza costringere.

 

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Claudio Trezzani

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