In luogo d’aggiungere, fondere

Il concetto è di consolidata accettazione: la grana della pellicola è meno sgradevole alla vista del rumore digitale.

Addirittura – ma facendo di necessità virtù, il che non rappresenta una vera scelta – può divenire strumento espressivo, ergo valore.

Poi vi sono coloro che aggiungono disturbo postproduzionalmente.

I più diffusi programmi di editing si sono attrezzati in tal senso.

Ma qui, considerare un panorama più ampio, giova.

Un vero panorama, non solo in senso metaforico.

Il panorama di John Constable denominato The Hay Wain.

Indi, il panorama di William Turner con titolo The Fighting Temerarie.

John e William sono coevi.

In John vi sono i primi indizi d’impressionismo, ma timidi e non organici ad una pervasiva concezione.

E’ un cammino che può trovare tappa intermedia in Pissarro, e poi s’assesta, oltre che con Turner, in Monet, Degas, Renoir.

Cammino, scrivevo, non necessariamente evoluzione.

Strade diverse intraprese da due autori tra loro contemporanei.

Diverse, ed in un aspetto antipodali.

Questo punto è determinante nella presente trattazione:

Constable finge di dettagliare, Turner vi rinuncia palesemente.

Fingere di dettagliare?

Sì, John ottiene questo risultato – tanto più efficace quanto maggiore è la distanza d’osservazione di chi guarda il dipinto – con un grosso pennello bruscamente eppur lievemente appoggiato a più riprese sulla tela.

Il risultato?

Passa per essere uno che dipinge ogni singola foglia, invece non è così.

Ecco, questa è una vera texture.

Una cosa voluta, realizzata ab origine, calibrata a piacimento, espressione di una personale cifra stilistica.
William invece vi rinuncia a priori, e questa astensione sta alla base della sua suggestiva, sublimemente onirica, prassuale poetica.

In entrambe i casi, genuina e libera scelta è.

Mica come le applicazioni a posteriori -sovente velleitarie – di granulosi effetti ottenuti al computer.

Troppo spesso assisto a tali procedimenti in immagini che senza di essi apparirebbero oltremodo ininteressanti.

Strada da abiurare, eddunque?

Sapete, è possibile fare un passo in più.

Passare dal concetto di aggiungere a quello di fondere.

La texture, allora diviene cosa che nasce autonoma e diviene dialogante in complementarietà.

Tipicamente, una altra fotografia sovrapposta alla prima.

Il tema è sterminato, non è il caso mi diffonda ulteriormente.

Ma la linea/guida è la succitata: fondere, in luogo d’aggiungere.

Una osmosi tra cose personalmente ottenute e personalmente elaborate, ed insomma.

Ecco, la Fotografia: rispettare elementi, senza esserne schiavi.

 

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Claudio Trezzani

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