In fotografia, transanimalità e metaforismo

L’animale voluttuario e magnifico.

Così D’Annunzio, ma ad un indirizzo che oggidì il femminismo, non contestualizzando, deprecherebbe.

Valga epperò a designare una condizione trasversale: che si tratti dell’essere umano od un’altra specie faunistica, il visibile è percepito con una pletora di sfumature, ove l’intellegibilità trova diverse declinazioni e coesistenti livelli all’interno di una stessa unità esaminante.

Estremamente affascinante l’esperimento operato in Gabon: uno specchio nella foresta, variegate reazioni.

Il felino predatore abbozza attacco.

Poi placato annusa dietro: rileva incongruenza insita nella mancanza di riscontro olfattivo.

Più tardi si prenderà ulteriore tempo, quietamente osservando accucciato. Il peloso primate prova vari approcci.

Ad un certo punto il capobranco guarderà dietro, cogliendo il concetto di riflessività ma non afferrando l’oggetto della riproduzione.

Lo sa chi ha un gatto od un cane: fiochi bagliori d’interesse in una cornice d’indifferenza, quando il televisore è acceso.

E noi mammiferi ordinariamente rivestiti di tessuti esogeni?

Terza immagine a corredo di questo brano, è una mia fotografia di una barca a riva.

Giusto un rinforzo di saturazione e contrasto, niente che mini la riconoscibilità letterale.

Epperò, reputo nessuno s’asterrà dal sovrimporvi proprio percorso.

Perché la barca non vale più come tale.

È divenuta una costruzione architettonica in cui il riflesso danza con il riflettente senza cesure.

Chi la guarda, vede altro.

Vede il suo altro, esercita la facoltà ricombinatoria che ciascuno ha.

Eterno e solenne è il momento in cui l’animale fiuta, o si guarda dietro.

Eterno e solenne è quando chi guarda una fotografia la reinventa infondendogli il suo proprio universo.

 

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Claudio Trezzani

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