In Fotografia, eleganza

In cosa consiste l’eleganza in Fotografia?

Corre obbligo riferirci all’eleganza tout court, prima.

E così non ne usciamo, letteralmente.

Ma diversamente, non si può fare.

Perchè dobbiamo tuffarci nei testi, e così rischiamo d’annegare.

Chi stabilisce i canoni, poi?

Petronio, eletto d’essa – per favore, il genitivo singolare elegantiae, in luogo del cacofonico plurale elegantiarum – convenzionale arbiter?

O Charles Baudelaire, con le sue estenuate enunciazioni in proposito?

O il Vate, con il suo tonitruante eclettismo?

Occhieggiare il lemma raffinatezza, aiuta.

Perchè se eleganza deriva dal latino eligere, che reca il concetto di scelta, raffinare per Carducci era purificare.

Dunque: scegliere, ma per sottrazione.

Evitare la grevità della ridondanza, o del chiasso.

Nel vestire, lo sappiamo, si tende a scomodare il concetto di understatement.

E con le finestre?

Le finestre?

Non temete, è solo un minimo comune denominatore che lega articolazioni più ampie, qui.

Eccoci approdati alle due fotografie a corredo di questo brano.

La finestra di Laura Daddabbo cornicia un viso che reca più d’un indizio di Jan van Eyck.

Del fiammingo abbiamo un accenno di ieraticita posturale ed espressiva, ma poi il volto si volge ad una pregnanza caratteriale più esplicita,  modernamente intesa.

La luce, poi, rimbalza tra Caravaggio e Velasquez.

Sobrietà d’arredo, di tono, di manufattile cifra.

Ecco, sobrietà.

Eleganza: si è scelto come l’etimologia latina vuole, e lo si è fatto con carducciana parcità.

Misura, ed insomma.

La stessa misura che troviamo nella finestra di Sergey Chumakov.

La sublime qualità di luce che la summentovata finestra promana.

Il convergere dell’attenzione su di un affilato ricciolo di strumento, bocca, naso, per poi sostare sull’apollineo nitore di ciglia ed iride.

Il modo in cui il resto dolcemente sfuma, la perizia con cui la neritudine indumentale inspessisce senza giungere ad estinzione.

Ecco, eleganza in Fotografia.

Rarefare.

Ancora, il latino.

Fare raro.

Rendere prezioso perchè non comune in positiva valenza.

Scavare, trovare, asciugare.

 

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Claudio Trezzani

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