In cammino verso la maturità

Questa mia rubrica “Crestomazia” è nata occupandosi di droni e ricorrentemente torna ad illustrarne aspetti. Ho avuto più volte occasione di sottolineare come il mondo dei droni rechi tutt’ora scorie di dilettantismo, sia per ciò che attiene l’offerta commerciale che per l’utilizzo pratico.

Ciò sostanzialmente si deve a due motivi: l’impronta ludico/ricreativa con cui è iniziata la proposta al pubblico (e la contiguità con l’esperienza aeromodellistica, mentre l’impiego originale è stato militare) e il divario prezzuale tra i modelli amatoriali e quelli professionali, che restringe la fruibilità di questi ultimi.

Ciò ha per conseguenza  che l’intonazione pubblicitaria conferita dai produttori è quella tipica della gamma “consumer”, permeata di slogan di facile richiamo che non aiutano a correttamente focalizzare le valenze tecniche in gioco. Scopo di queste note è dunque ricondurre a debite proporzioni le caratteristiche tecniche vantate con maggiore enfasi, inquadrandole nella loro reale incidenza sull’uso dei dispositivi.

Perseguo qui questo intento trattando di  una particolarità che assurge a connotazione paradigmatica. In questi ultimi anni il cosiddetto “full hd” ha costituito un vuoto feticcio volto a catturare l’attenzione dei potenziali acquirenti indipendentemente dal contesto nel quale questa caratteristica è implementata: una sorta di mantra che si arrogava la facoltà di conferire ipso facto qualità d’immagine a qualsiasi mezzo di ritrazione venisse abbinato.

Ora sappiamo operare distinguo in proposito, ma sacche di ignoranza pervicacemente permangono. In seguito – mi riferisco alla videografia – si è consolidato il così appellato “4K”, e ora ci si spinge oltre, sino a lambire la fascia “prosumer”(crasi che connota un limbo tra l’offerta per dilettanti e quella per utilizzatori consapevoli) anche nel mondo dei droni. Si, siamo approdati alla risoluzione “8K” in modelli di fascia intermedia. Tendenza negativa, alla luce di quanto espresso

Per rispondere occorre – come nel vangelo secondo Matteo, 13/24 – sceverare il grano dal loglio. Se è vero che una eccessiva densità di pixels sortisce un effetto controproducente (l’esigua dimensione dei singoli forodiodi rema contro una agevole raccolta della luce, determinando uno sfavorevole rapporto segnale/disturbo che ha negative ripercussioni sulla pulizia d’immagine) è necessario non trascurare alcuna implicazione.

Qui però non stiamo parlando della risoluzione totale in modalità fotografica, ma di quella attribuita al flusso video. Le modalità con cui si ottiene questa risoluzione “dedicata” sono molteplici (e non prive di effetti collaterali: esistono dotte disquisizioni sui vari metodi, facilmente reperibili in Rete).

Ai fini di questo articolo, purtuttavia, è sufficiente concentrarsi sulla risoluzione nel suo mero effetto quantitativo.

Un validissimo concorrente del marchio egemone sul mercato ha presentato un modello in grado di effettuare filmati a 8K con un frame/rate limitato a 25 fotogrammi per secondo (nella versione con sensore da mezzo pollice) oppure 6K (che costituisce la risoluzione/video massima nella versione con sensore da un pollice) con un frame/rate massimo di 30 fotogrammi per secondo (la minore risoluzione/video della versione con sensore di dimensioni maggiori è da ascrivere alla difficoltà di processare nell’unità di tempo un flusso/dati più corposo).

Servono queste risoluzioni ritenute dai più “sovrabbondanti”? Certo che sì.

A dispetto del fatto che attualmente sono rari i supporti in grado di visualizzarli, un importante vantaggio che esse offrono è quello del ritaglio. Nella postproduzione videografica vi è più di una ragione per registringere l’inquadratura: raddrizzare l’orizzonte, ottenere un maggior ingrandimento, “navigare” all’interno dell’immagine.

Ecco allora che una risoluzione/ video esuberante corrisponde egregiamente a queste esigenze. Per capire fino a dove ci si può spingere senza eccessivo degrado della qualità vale la seguente regola: ritagliare sino a raggiungere una risoluzione coincidente con quella del mezzo di riproduzione.

Se dunque abbiamo un televisore 4K (o meglio ancora full HD, che del resto corrisponde ancora alla risoluzione di molti monitor da computer) è evidente il margine di intervento che si viene a creare.

In sintesi, ogni innovazione tecnologica spesso suscita una vasta gamma di reazioni, dall’entusiasmo al rifiuto: l’importante è rendersi conto delle sue effettive ricadute.

Ed anche degli sviluppi futuri.

I quali, nel mondo ancora acerbo dei droni, sono sempre benvenuti.

 

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