Nigel Danson.

E’ un maestro delle cascate.

Raggiunge le più belle, anche a prezzo d’impervietà.

Effettua una pre-inquadratura con il telefonino (ma poi butta via, beninteso!).

Poi si butta (non il telefonino, lui stesso).

Anche nell’acqua, se necessario.

Ed è necessario, più spesso di quanto si creda.

Avete un fiume, dove state?

Mai provato la differenza tra rimanere a riva o viverlo dall’interno?

E tra solcarlo con una grossa imbarcazione, o a pelo d’acqua con canoe?

Ecco, quelle robe lì.

Certo, sono sensazioni irrestituibili a posteriori.

Ma stando in acqua si può raggiungere l’agognata inquadratura.

Non farlo è a pena d’insignificanza dell’immagine.

Ma oltre al come conta il dove.

E il quanto, nel dove.

Dopo aver visto il suggestivo screenshot di Nigel Danson in azione, la successiva immagine raffigura me stesso in configurazione/ Franco Cerri.

Sì, a mollo nell’acqua come il compianto chitarrista jazz Franco Cerri (di cui fui indegno collega a posteriori presso la scuola Nuova Milano Musica) nella celebre pubblicità televisiva.

Ebbene, non è tanto lì il rischio insito nel dove e nel quanto nel dove.

Poiché dopo aver sondato la profondità del fondo, il pericolo maggiore è confinato all’attrezzatura, segnatamente all’eventualità che lo stativo venga urtato e rovini in acqua.

Il brevissimo filmato allegato a questo articolo, invece, meglio illustra rischio del dove e del quanto nel dove.

La camera effettua una rapida panoramica dalla cascata a monte a quella a valle.

La sequenza termina presso la cascata a valle, testimoniando la sua ripidità.

E testimonia anche dove mi trovavo io, ovvero sul ciglio del baratro.

Ecco allora l’importanza del dove connesso al quanto del dove:

Se in una sessione ordinaria in acque relativamente tranquille consiglio di non superare le tre ore consecutive (ma anche così occorre prestare attenzione all’equipaggiamento e alle proprio …caviglie), nel summentovato caso mi sono posto il limite di mezzora.

Sì, mezz’ora per tre fotografie, indi via dal sito.

Sapete, guadagnata la posizione occorre fare varie operazioni ruotando il corpo, e più passa il tempo più la possibilità di distrarsi aumenta.

Compresa la circostanza, ad un certo punto, di dimenticare la prossimità dell’abisso.

Ecco, la prassi fotografica in natura: osare, ma cum grano salis.

Lo diceva Plinio Il Vecchio a proposito del discernimento.

 

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Claudio Trezzani

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