Deve aver letto Hans Biedermann, Nella Tarantino.

La sua enciclopedia dei simboli, intendo.

Eppoi è andata oltre.

Ci è andata con l’unicorno pupazzo, ma draghesco.

Cheppoi, più che draghesco, protorettile.

Un dinosauro, ed insomma.

Ma di quelli erbivori, mansueti.

Pacifico come un brachiosauro.

Simile in capo ad un triceratopo, sol che qui il corno è uno solo.

Dall’etimologia tardo latina unicornus, giustappunto.

E con una particolarità eteroindotta: tenuto da bambina.

Sì, un unicorno tenuto da bambina.

Strattonato da bambina, sebbene con gioiosa dolcezza.

Perché, sapete, il filo c’è ma non si vede.

Sorta d’aquilone palloncinato,  eccioè.

Tornando epperò alla faccenda di Hans Biedermann, essa tutta risiede nell’appuntita escrescenza.

Essa dà la stura ad una vertigine d’implicazioni.

E dobbiamo andare indietro nel tempo, mica come adesso che nel gergo dei gnomi della finanza unicorno sta per azienda start up che ha fatto i soldi.

No, questa è una roba antica.

Allegoria di Cristo.

Cosa araldica scozzese ed inglese.

A parte che io ne ho visto uno anche recentemente.

Di pietra, su praeclara isola bagnata dal Lago Maggiore.

Ma con quello tenuto da bambina – che io inizialmente credevo pupazzo, ma draghesco – c’è di più.

Sapete, probabilmente la scena di Nella si è svolta in un Parco della Luna.

Sì, quell’ibrido linguistico (luna park) coniata per l’attrazione a tema allestita a Coney Island nel 1903.

Con la luna che c’entra molto, ma ora mettiamola da parte per riprenderla poche righe sotto.

Dicevo, l’unicorno e la bambina.

La bambina che strattona con gioiosa dolcezza.

Fa bene ad essere lei, a strattonare con gioiosa dolcezza.

Perchè solo una bambina – una vergine simbolo di purezza – può ammansire un unicorno.

Certo, se è pupazzo, il cimento risulta facilitato.

Ma ora è il momento di rispolverare la luna.

Sì, rispolverare, perché la luna è piena di regolite.

Luna simbolo di soave sogno.

Soave sogno Nella con icastica – ma soffusamente onirica – pregnanza qui incarna.

Volo in terra, volo aligeramente intarpato.

Perché non è prosaico imbeversi di cielo.

 

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Claudio Trezzani

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