Il Wabi Sabi & l’Analogico.

L’Iridescente – il vocabolo gli è caro – Gerardo Bonomo ha detto una cosa bellissima: quando hanno inventato le motociclette non si è smesso di andare in bicicletta.

Poi c’è il Ryuichi Watanabe cinese.

Avevo visto il filmato in Rete e subito dopo ho visto presentata la notizia sull’eccellente periodico specializzato

TuttiFotografi.

Si tratta di questo: Chris Chang ha intervistato David Chan per conto del South China Morning Post.

David conduce un negozio di fotografia da undici lustri e qualcosa.

Sfiora l’ottantina e pensa al futuro trasferimento di locali dell’esercizio.

Ed un traghettatore del virtuoso passato, Xiansheng Chan.

Ad un certo punto dice che gli obiettivi di una volta sono imperfetti ma hanno – nella traduzione inglese del dialogo – flavor.

Sì, sapore.

Visto che siamo in Oriente potremmo accennare al Wabi Sabi, ma difficilmente un occhio occidentale può penetrare la profondità del Sol Levante.

Potremmo spostarci in Francia o Germania, allora.

Sì, l’espressionismo.

Il sublime nell’imperfezione.

Un po’ di aberrazione cromatica, una pronunciata caduta di luce ai bordi.

La boscosa secchezza di un Tessar, la poetica evanescenza di un Planar.

La faccenda per noi fotografi è particolarmente intrigante.

Perché l’imperfezione siamo in grado tanto di ricercarla quanto d’indurla.

Ricercarla quando scegliamo il soggetto.

Indurla traverso la lente d’epoca.

Portiamo un onusto obiettivo ai Fori Imperiali e dirà loro: sono come voi.

Come voi, grondo storia.

Come voi, sono custode di piaceri reconditi eppur intensi.

Il valore è nelle pieghe.

La Fotografia ci consente di percorrerle.

 

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Claudio Trezzani

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