Il Rinascimento & Morandi

Sono scarsamente figlio del mio tempo.

Parnassiano in arte, rifuggo la subordinazione dell’opera a finalità terza.

E vivo la specializzazione come una limitazione dell’essere.

Mi riallaccio piuttosto alla concezione rinascimentale, quando l’eclettismo era considerato un valore, perché mira alla poliedricità dell’esperienza. Non potrei concentrarmi su bottiglie, morandianamente.

Episodicamente, posso farlo su pali, se in acqua confitti.

E con le quattro foto qui presentate ad un tempo mi smentisco e mi confermo.

Mi smentisco perché mi piego ad un tema. Mi confermo perché attraverso il tema disvelo eterogeneità di approcci.

Sempre pali sono, ma guai a cercare una cifra stilistica unificante.

Servirebbe alla famigerata riconoscibilità dell’artista, i mercanti asseriscono che fa vendere di più. Io invece gioiosamente e perentoriamente la rinnego, ponendomi al servizio delle meraviglie in cui m’imbatto, frutto dell’interazione tra natura, manufatti e metereologia: come privarsi dell’opportunità di giostrare con forme, colori, tempi d’otturazione, per ottenere esiti tra loro distanti?

La vita è un caleidoscopio, e la fotografia ha i mezzi per accarezzarne le pieghe.

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