Il Ribaltamento

Bacino di carenaggio.

Il drone documenta in prospettiva zenitale due navi fatte oggetto di cure al suo interno.

Questa la fotografia di sintesi allegata a questo brano, che si focalizza sui due yachts tirati a secco, senza indulgere in contorni estranei al bacino istesso, che in tal guisa diviene entità totalizzante rispetto all’inquadratura.

Indi il drone si eleva, rilevando un terzo natante, nonché capannoni e banchine che fiancheggiano il manufatto.

Ciò contestualizza, il che comporta uno scivoloso bilanciamento tra questa istanza e il nocumento che arreca a pulizia formale, rischio intrinseco a questo tipo di operazione.

Un momento, però.

In alto una sorta di squarcio nel tetto delinea un hortus conclusus.

Sì, un hortus conclusus.

L’espressione è contenuta nel Cantico dei Cantici (IV, 12), ma il suo ventaglio semantico è assai ampio.

Senza ripercorrere le variegate dinamiche sociostoriche che portarono al pratico approntamento monacale di questo appartato e riparato spazio di delizie, basti pensare che il critico d’arte Claudio Strinati ne evidenza la simbologia ultramondana ed escatologica, e che Gabriele D’Annunzio ne fece oggetto del suo Poema

Paradisiaco.

Ove risiede, qui, quel vagheggiato paradiso?

Sì, non avete capito male: è proprio quello squarcio nel tetto.

È uno scrigno di visive meraviglie, quella sorta di squarcio nel tetto.

Seducente quella potente congerie di detriti nel centro esatto del cortile.

Graficamente pregnante quell’altro grumo di tavole che vivamente giace in basso.

Di efficace contrappunto il cumulo in alto a sinistra, ed il suo rado contraltare a destra.

Icastica la gru gialla a destra, e non inessenziali le nere griglie a sinistra.

Sì, un paradiso.

Una inconsapevole opera d’arte che esplode di frastagliata  ma interconnessa plasticità.

Il paradosso: tutto ciò deriva da materiale funzionalmente definito di scarto.

Ecco allora Il Ribaltamento, come da titolo che ho scelto per questo articolo.

Ciò che sotto il profilo utilitario è un sottoprodotto, sotto quello artistico diventa la parte più intensa e degna di nota dell’inquadratura, ben passibile di una ulteriore ricognizione in loco per tributargli l’onore della centralità.

Il drone ama ricercare tali scenari.

Sfasciacarrozze, cave, depositi industriali.

Tesori, visti dall’alto.

Ennesima vellicante occasione, per la Fotografia, d’incarnare metafore.

 

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Claudio Trezzani

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