Il Quando & il Dove

Rileggo un fascicolo del 1959 del periodico Quattroruote.

Vi si inaugurava una rubrica di ausilio fotografico ai lettori, argomentando che all’automobilista è particolarmente profittevole esercitare la pratica fotografica, mercé la libertà d’esplorazione che il mezzo consente.

Uno dei cardini del ragionamento era: “Chi fotografa vive di più”.

Il motto veniva presentato come di pubblico dominio, e se ne forniva spiegazione asserendo che rivedere immagini del passato equivaleva a riviverle, ovviando al progressivo decadimento della memoria.

Siamo dunque al “Quando” citato nel titolo di questo articolo.

Ma il quando procede appaiato al “Dove”.

Ciò ci porta ad una ulteriore considerazione.

Essa è esemplificata dalla fotografia a corredo di questo brano.

Come si vede, ritrae uno scoglio collocato in uno scenario marino.

Ero già stato sul luogo, ma non ne rimembravo l’esatta collocazione.

Certo, le fotografie ivi da me scattate in precedenza erano archiviate in una cartella che riportava il Comune di amministrativa competenza, ma non la precisa ubicazione.

Stessa situazione per un’altra scoglio, che durante la stessa sessione potei raggiungere solo in virtù di una erratica esplorazione visiva.

Propriamente obbietterete: esistono i moduli GPS.

Giusta osservazione la Vostra.

Gli è però che il mercato, dopo un momento di relativa proliferazione, è arretrato quanto a propensione di fornire questi dispositivi integrati.

Inoltre essi si trovano già montati in maggior numero su modelli prosumer piuttosto che su quelli interamente professionali.

Ed è un vero peccato.

Perché l’utilità è spiccata: possibilità di vedere visivamente riportata la posizione in una mappa internettiana, e comunque disporre delle esatte coordinate geografiche.

Ecco, così si moltiplica l’occasione di “vivere di più tramite la fotografia” come si scriveva su Quattroruote nel lontano 1959.

Dapprima si rivive fornendo combustibile alla memoria tramite la visione della vecchia immagine.

Indi, con un localizzatore GPS, si creano le condizioni acciocché il luogo agognato sia infallibilmente raggiunto di nuovo.

In letteratura vi è un detto simile.

Si dichiara che chi legge vive tante vite quante sono quelle descritte nelle opere affrontate.

In fotografia si propiza un ritorno al passato e un “ritorno al futuro”:
al passato con il dolce sciabordìo della memoria innescato dalla visione dell’immagine in precedenza realizzata; al futuro quando la tecnologia fornisce i mezzi per ritrovare senza fallo il luogo.

Dunque, partire non è un po’ morire, parafrasando per converso il noto poetico componimento di Edmond Haracourt.

 

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Claudio Trezzani

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