Il piacere prima. O primo?

“Sembra di essere al cinema”.

Le sensazioni non cambiano, a farlo sono i riferimenti.

La sensazione è di racchiudere un mondo dentro uno scrigno.

Il riferimento è al grande schermo, che esiste ancora, rideclinato ai multisala.

Chi diceva e tutt’ora dice “sembra di essere al cinema” in ambito fotografico?

Coloro che posseggono o hanno ventura d’usare una medio formato a pellicola con mirino a pozzetto.

Allora si pone un problema, ma di quelli gioiosi: quello è un piacere che viene prima, prima dello scatto.

Addirittura, può prescindere dallo scatto, ancora rimembro una felice boutade di Ando Girardi al riguardo.

Il piacere di racchiudere un mondo dentro uno scrigno, dicevo.

Piacere primordiale, e vivo nei bambini.

Gli adulti c’aggiungono la faccenda del bell’oggetto meccanico, e -se sono in ciò versati – il piacere di metterci mano, scomporre, indagare.

“Il piacere prima, O primo?” è il titolo che ho dato al presente articolo.

Si direbbe: che sia prima, non primo.

“Prima” dello scatto, ma che non sia “primo”, ovvero non sia più intenso del piacere dello scatto istesso.

O meglio, del risultato dello scatto istesso, sennò si potrebbe pensare all’eufonia di un click meccanico, allo stesso modo di come gli appassionati d’automobili esultano o meno a seconda di come una portiera si chiude.

Dunque, si seguiterebbe ad argomentare: l’importante è il risultato – la fotografia stampata – non conviene perdersi dietro sensazioni che esulano dalla sua realizzazione.

La fotografia a corredo di questo brano l’ho fatta con la mia Rolleiflex che puntava statuette, giusto per abbinare antico ad antico.

Intuibilmente con aggiunto il Rolleinar al Tessar 75 mm, altrimenti la focheggiatura sul soggetto in primo piano non sarebbe stata possibile.

Ma ciò non conta.

Ciò che conta è il piacere provato a guardare dentro il pozzetto, per il summentovato effetto/scrigno.

Il rischio è bearsi di quello e poi eseguire uno scatto insignificante.

Ma la vita è complessa, poliedrica.

Poliedrica anche nei mezzi: non dico con il mero avvento degli schermi di mira digitali, ma piuttosto con il diffondersi dei mirini digitali – che consentono una seducente esperienza “immersiva” – si replica in diversa guisa la tentazione di rimanere appagati di quella sorta d’effetto speciale, senza più curarsi di ciò che andrà ad imprimersi sulla scheda di memoria.

Ma i piaceri sono variegati.

Annettere l’atto di sbirciare entro un mirino a pozzetto di una medio formato nella categoria dei preliminari in un rapporto sessuale non appare così del tutto peregrino.

 

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Claudio Trezzani

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