Il Motivo & La Cifra

Vi sono luoghi che posseggono ciò che in altro ambito verrebbe definito Cifra Stilistica.

Una proliferazione di pini marittimi, di bifore nei campanili, di strade contornate da pioppi, di rosso nei tetti.

Come si vede, sia il fattore naturalistico che quello umano (traverso l’elemento architettonico) concorrono all’individuazione di un Motivo Ricorrente.

Come tale, esso caratterizza un ambiente.

Il processo è: capillarità = omogeneità = peculiarità.

Si tratta di notare (per l’elemento naturalistico, che sussiste indipendentemente dall’intervento umano) o realizzare (una idea, nel caso dei manufatti).

Quest’ultima situazione, avendo origine da una astrazione, è esportabile al di fuori dell’ambiente che ne risulta maggiormente connotato.

Siamo così approdati alla prima fotografia a corredo di questo brano, quella raffigurante gradini tra muri.

Santorini?

No, è stata scattata a Lodi.

Eppure vi sono gli stessi candidi muri, nonchè il potente contrasto tra materica scabrità e cromatica rutilanza.

La seconda fotografia, ora.

Motivi ornamentali sull’opera morta di una barca a vela digradanti verso riflessi in acqua.

La seconda immagine ci porta virtuosamente fuori, ma anche la prima non è esente da questo effetto.

Cosa intendo significare?

Che una cifra grafica s’interfaccia al contesto in maniera impreveduta.

Nel caso degli scalini certamente l’architetto era in possesso della visione d’insieme, eddunque conscio dell’effetto complessivo che intendeva produrre.

Dell’effetto complessivo, badate.

Chi abita lì vede tutto, ma per successive e separate appropriazioni oculari.

Il tutto è frutto di una addizione stemperata nel tempo.

Il fotogramma invece, scegliendo e fissando suscita relazioni inedite.

Vi sono ora due muri, che tra loro instaurano un rapporto geometrico.

Indi il corrimano, che diviene freccia puntata verso lo sfondo.

Il quale non è più tale, perché lì giace il fuoco e la cadenza ornamentale costituita dallo zoccolo quadrettato.

Nell’immagine della barca gioca un ulteriore presupposto: il natante è mobile, pertanto suscettibile di accostamenti infinitamente cangianti.

Per di più, solca superfici acquee, che con la loro facoltà di riflessione aumentano esponenzialmente le opportunità di contaminazione del segno.

L’astrazione tocca l’azione; l’altrove prescinde dalla collocazione.

Un oggetto è pensato e realizzato, ma il suo concepimento non può abbracciare ogni articolazione in cui s’imbatterà; per converso, il viaggio percettivo che una mente compie muove il veduto malgrado la sua staticità apparente.

E la Fotografia è al servizio di tali seducenti peregrinazioni.

 

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Claudio Trezzani

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