Il momento dell’azione

Connessioni aeree.  In Europa non è raro incontrarle, se il capo è rivolto all’insù in ambito metropolitano. Si, i cavi dei tram. Il loro intrecciarsi determina essenziali trame, convulse o pacificate. Il dito preme pulsante, il disegno è catturato. Complesso, centripeto o centrifugo, plurivettoriale.

Come sempre, è questione di distribuzione delle parti.

Posizioni generano pesi, pesi determinano composizioni. La scelta è stata operata al momento dello scatto, è tassativo non discostarsene?

Giova esercitare rigore, ininfluente se esso si esaurisca nell’attimo in cui il pulsante è premuto oppure dopo. Una risoluzione domina la postproduzione: far coincidere il bordo inferiore sinistro con la fuga angolare di uno dei segmenti.

Deciso questo, ogni variante prende le mosse da un leit motiv che si è statuito risultare vincolante.

Ecco allora la soluzione preferita: il succitato segmento sta dove anticipato, la carrucola smistante al centro trasversale, la ratio è 4:5. Ma non si rinnega il rapporto d’aspetto originale 2:3, conferisce maggior slancio.

O una ratio di 5:7, assegna più peso alla trama di destra, ed un ulteriore segmento appare.

O il formato quadrato abbinato ad una rotazione di  novanta gradi, che consente due inferiori antivergenze angolari. Dato uno scatto, abbiamo quattro successive interpretazioni ferreamente subordinate ad un vincolo di forma postproduzionalnente introdotto. Dove si situa, pertanto, l’azione?

In vari luoghi del tempo e della mente. È stata azione quando l’otturatore si è attivato, quando si è deciso di perseguire un vincolo formale, quando tale vincolo è stato declinato in alternativi sbocchi.

Quattro fotografie a corredo di questo brano, ma sarebbero potute essere molte di più, solo si fossero esplorate ulteriori regole distributive coagulanti differenti sottoinsiemi. Non conta quando la decisione è sfociata in azione, dicevo. A contare è l’esito.

Che attinge profusamente e proficuamente alla facoltà di riposizionamento (ritaglio).

È prassi lecita?

A tal proposito un pellegrinaggio alla tomba di Fan Ho risulterebbe chiarificante.

 

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Claudio Trezzani

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