Il gesuitico accidente

Lo sanno i sommelier, ma non solo. Assaggiano un vino, ed ecco sprigionarsi aromi, retrogusti, persistenze, sentori. E vogliamo parlare dei  profumi? Note acquose, fruttate, di cuoio, persino benzina. Basta anche una crema da barba da portare alle nari, e il cervello attraverso l’olfatto riconosce una gamma di elementi. Addirittura, un palato esperto sa discernere tra varie acque minerali. Palato, olfatto. È un quadro, che odore ha?

Dipende dalla natura del colore utilizzato (olio, tempera, acquarello, etc) e dal supporto. Però, un momento. Mettiamo che un dipinto odori di pigmento d’olio di lino crudo, senza trascurare trementina e vernice finale. E se nel quadro è raffigurata una mela? Dovrebbe sapere di mela. Bene, spalmiamoci su un estratto ed il gioco è fatto. Ma qui le cose si complicano: se c’è una cornice, come non percepire l’odore del legno di cirmolo? E abbiamo dimenticato i colori? Erano Maineri?

Eh, insomma, l’estratto di mela spalmato sul quadro raffigurante una mela non è riuscito a coprire gli altri effluvi presenti. Ci avviciniamo, sentiremo ciò che emana il cartoncino telato. O era una tela? Ci allontaniamo, emergerà prepotente il profumo della pianta in vaso accanto al quadro. Eppoi, cosa avevamo mangiato a pranzo? E una fotografia che odore ha? La stampante era caricata a inchiostro  dye based o pigmentato? La carta era matte o glossy? Ah, l’immagine la stiamo guardando sullo schermo… possiamo dire allora che la fotografia sa di fosforo? Già, ma per essere coerenti, come possiamo rappresentare il fosforo nel file? Benvenuti nel mondo degli accidenti.

Alla maniera gesuitica, però. Si, i seguaci di Ignazio di Loyola (ma anche quelli di Sant’Antonio Maria Zaccaria, i Barnabiti) amano discorrere di accidenti e sostanza quanto altri di calcio e automobili. Ecco, gli accidenti: non conta che un quadro odori di legno mentre raffigura uno scaffale di metallo. O che una fotografia sappia di carta mentre l’inquadratura contiene il mare. Ecco, “contiene”: nell’immagine c’è il mare, l’odore della carta è una cosa “esterna”, un mero accidente. Ma il mare esaurisce il contenuto di quella cosa lì? Nossignori, il vero contenuto è la matematica.

Sissignori: figure (geometria) e numeri (aritmetica). Soprattutto questi ultimi. E questo accomuna tutto: fotografia, pittura, scultura. Ma non è finita qui: musica, prosa, poesia. Tutto ciò è caratterizzato da scansioni, ritmi, trame, metri numericamente quantificabili. È il telaio, la scocca, l’arazzo che è nel contenuto. “Nel” contenuto, però: vi è sotteso. Eppure è tutta lì la ripartizione del tutto: misure, ergo attribuzione di pesi.

Quel rastrello ci sembra più o meno importante se collocato in una certa posizione sul muro piuttosto che in un’altra. Ma cambia qualcosa se, a parità di posizione, il rastrello è eretto oppure adagiato? Fuochino…ci stiamo allontanando dall’accidente verso la sostanza. Meglio ancora: come scrivevo in “Kant, Goethe e la Fotografia“, siamo passati dal segno al simbolo.

Non conta più che il rastrello sia riconosciuto come utensile di giardinaggio, o che la stampa fotografica odori di carta. Conta invece percepire dietro di noi – mentre stiamo rimirando la fotografia nella sala della galleria d’arte – una fragranza di eau de parfum. Si, casualmente una donna sta anch’essa rimirando la stampa fotografica. E non è nemmeno indispensabile che ci voltiamo: se lo facciamo il nostro pensiero prenderà una direzione, se non lo facciamo esso spazierà per altri lidi, ma sempre condizionato dall’estemporanea suggestione olfattiva. Che sciocchezze sono queste, cosa c’entrano con il contenuto di una fotografia?!

C’entrano perché il contenuto è …fuori dalla fotografia. Altra palese stupidaggine, un ossimoro andato a male!

Nossignori: il contenuto è fuori dalla fotografia perché la sua percezione risiede in noi. In noi, si noti, sotto una stratificata azione temporale A + B + AB. Dove A è il percorso di rimembranze che la visione ci suscita; B la nostra condizione emotiva del momento (a sua volta binabile tra pensieri in corso e eventuali fattori contingenti che vi di inseriscano: la donna ed il suo profumo); AB l’interazione passato/presente nella determinazione complessiva del nostro stato mentale.

Ciò che ne scaturisce è il combinato effetto di due microcosmi: quello interiore e quello ambientale, costantemente prodigo di dolcetti proustiani (ovvero di rimandi mnemonici che l’esperienza ha colorato ed inspessito). Signori, Vi presento allora la Signora Interpretazione.

Se la fotocamera media la visione, ancor più significativa è la mediazione individuale al cospetto del suo prodotto. Fotografia, pittura, musica, scrittura: non ci importa più l’indiviso accidente, ma la comune sostanza.

Che è una osmosi di sempre cangianti iridescenze, scaturigine dell’inesauribile incontro/scontro tra l’oggetto/soggetto (la fotografia, il dipinto, l’esecuzione musicale, il libro) e l’entità pensante che vi si rapporta.

Simbolo, al di sopra del segno.

 

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Claudio Trezzani

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