Il Drone & La Cifra

Nel precedente articolo in questa rubrica (“L’alterazione immaginistica”) definivo i contorni semiotici di cosa in

Fotografia rappresenta una cifra stilistica.

Ebbene: da un certo tempo nell’universo dronuale esiste una casa di produzione che – molto semplicemente – è la migliore del mondo.

È lo Staff russo di Time Labs e la sua superiorità nei confronti degli altri attori operativi è manifesta.

Questa azienda lavora in tutto il mondo e ha anche effettuato in Italia un riuscito video per la casa motociclistica Ducati.

La cifra stilistica che connota questo manipolo di tecnici – segnatamente, il loro colorista – è assai netta e riconoscibile: un marcato e massiccio impiego del procedimento “teal and orange”.

Eloquente esempio ne è lo screenshot a corredo di questo brano che li riguarda.

Tuttavia, più recentemente è apparso sullo scenario internazionale la compagine denominata Drone Snap.

Dapprincipio l’analisi dei loro filmati non sortisce una impressione incondizionatamente positiva:
si nota la perizia esecutiva, ma il rimando cromatico alle scelte del concorrente Time Labs tende a far annoverare i loro esiti a quelli di una copia – per definizione inferiore al modello – dell'”originale” russo.

Il quale è tuttora inarrivabile, ma una disamina più approfondita consente d’individuare nello Staff di Drone Snap alcune pregevoli peculiarità, accorgimenti e virtuosismi che rendono DS un soggetto linguisticamente dotato di propria individualità e valore.

Quanto poi alla summentovata identità coloristica, ci si accorge – visionando l’ altro screenshot al riguardo qui allegato – che essa non coincide del tutto con quella di Time Labs:
se le luci sono trattate in arancione, le ombre non sono blu come nel competitore.

Anzi, nessun colore all’infuori dell’arancio è riportato.

Scelta non priva di suggestione, quest’ultima.

Come dire: il nostro rituale – ed etimologico – “dipingere con la luce” si esplica traverso l’attribuzione univoca del colore alle aree che la luce esprimono.

Una estremizzazione se si vuole meno manichea rispetto alla succitata alternativa, poiché non antagonizza valori della stessa specie (le cromie) ma gioca sulla giustapposizione di termini non concettualmente complanari (la luce versus l’indifferenziato resto).

O del potere della cifra stilistica, in Fotografia come in altri ambiti: decisioni aprioristiche rispetto al contenuto forgiano di potente sintesi il materiale cui s’applicano.

Il concetto è: tratteremo cose ogni volta non astraendo dalla loro specificità, ma sempre sovrimponendo una concezione astratta e tuttavia non aliena.

Il nostro sè pre-giudica (in accezione non negativa) l’esistente contingente, se ne nutre e lo trasfigura.

Ancora una volta, il come agisce sul cosa.

E l’entusiasmante viaggio continua:

Fotografia e Videografia traggono dal reale per versarvi dentro il vissuto di chi si perita tuffarvisi.

Ed ogni volta, è una nuova volta.

 

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Claudio Trezzani

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