Il Drone Assassino & La Complessità.

Una trattazione tecnica mascherata da celia, ove ciò che serve è collocato nella seconda parte del testo:

Fu come per i cani all’avvento della bicicletta: la prima generazione canina al cospetto della nuova invenzione s’incaricò compatta di affondare i denti attorno ai polpacci dei pedalatori, mentre i loro figli si risolsero dare tregua ai ciclisti.
Così è per la statua dorata nell’inquadratura di questa foto: storicamente non le era mai successo d’imbattersi in droni, dunque volge incautamente le spalle al velivolo potenzialmente assassino (lungimiranti non furono i costruttori: avrebbero dovuto installare la statua su piattaforma girevole, onde renderla in grado d’infilzare con lancia nemici provenienti da ogni direzione).
Dopo queste considerazioni di somma importanza, addiveniamo alle bagatelle:
La navigazione aerea della zona ritratta fornisce lo spunto per una serie di considerazioni che disvelano la complessità dei parametri da considerare.
La concomitante circostanza che il drone è rumoroso al decollo e che era notte, mi ha indotto a rinunciare ad una comoda partenza da Piazza Vecchia a Bergamo, onde non disturbare il sonno dei locali. Così facendo, però, ho dovuto optare per una area defilata, il che ha comportato che all’approssimarsi della statua la comunicazione tra radiocomando e velivolo ha principiato farsi debole. Ciò non mi ha impedito di ultimare la sessione, ma è essenziale che ciascun conduttore di drone sia preparato ad ogni evenienza ed implicazione.
Domanda a scopo maieutico: in caso di perdita di segnale l’unica conseguenza è che si è forzatamente indotti ad interrompere le riprese, attendendo che il meccanismo di ritorno automatico al punto di partenza esplichi la sua azione?
La risposta è no.
La risposta è negativa perché è molto importante conoscere la dinamica del ritorno automatico da perdita del segnale. A differenza del ritorno automatico richiesto dal conduttore tramite pressione dell’apposito pulsante, la cui rotta ricalca quella dell’andata, nel caso del ritorno da perdita di segnale il software che governa la funzione decide per la via più breve.
Così, se nell’andata si erano evitati eventuali ostacoli presenti alla stessa altezza, al ritorno essi potrebbero essere situati sulla rotta automatica. Questo ci porta all’altezza del ritorno automatico alla base che va sempre  impostata prima di ogni volo: essa va sempre regolata su valori altimetricamente eccedenti il più elevato ostacolo presente sull’intera scena (l’altezza è calcolata dal punto di partenza, non s.l.m.), in modo da non incorrere nel rischio testè citato, e ciò comporta una preventiva ispezione diurna.
E se non si fosse convenientemente provveduto prima, i sensori di evitamento ostacoli avrebbero potuto scongiurare il problema?
Sul loro funzionamento mi ero abbondantemente diffuso in un precedente articolo, tuttavia questo caso specifico mi fornisce occasione per trattare la singola evenienza, tenendo presente che mi riferisco al modello di drone Dji Phantom 4 Pro. Essendo notte, i sensori ottici anteriori e posteriori non funzionano (il valore in lux minimo necessario alla loro attivazione sarebbe stato tuttalpiù raggiunto in prossimità della statua illuminata). Ipotizziamo allora che la rotta di collisione verso ulteriori ostacoli non illuminati abbia trovato il drone in corsa sul uno dei due fianchi. In questo caso sarebbero stati chiamati in causa i sensori ad ultrasuoni e ad infrarossi ivi presenti, ma occorre osservare che essi funzionano solo a velocità di avvicinamento molto bassa.
E quale sarebbe la velocità dell’ipotetico impatto, nel caso teorizzato?
Ricordiamo che stiamo immaginando una situazione al di fuori del controllo del conduttore, conseguente al ritorno automatico da perdita di segnale. Ebbene, è importante sapere che il summentovato modello di drone durante il ritorno automatico si stabilizza su di una velocità di circa 35 km/h, che viene raggiunta dopo un’accelerazione che è mediana rispetto a quella erogabile sollecitando manualmente il relativo joystick in modalità non Sport (la Casa non fornisce questo dato, sebbene sia prodiga nell’informare nel manuale dei valori relativi a velocità massime nelle varie modalità, nonché velocità di ascesa e discesa, e persino angolare, mentre nella schermata dell’applicazione dedicata si viene resi edotti delle velocità longitudinali e verticali, impostabili in km/h o m/s).
Quindi, eviteranno o no l’impatto questi sensori laterali?
Dipenderebbe dalla combinazione di velocità di crociera raggiunta od in via di raggiungimento interfacciata al fattore distanza (i “lenti” sensori laterali cominciano a rilevare da sette metri), il che ci porta a concludere che l’attivazione dei sensori si sarebbe verificata solo nell’improbabile eventualità che l’ostacolo si trovasse già a ridosso del velivolo al momento dell’inizio della procedura automatica, a meno che l’avvicinamento non fosse stato frontale o posteriore e l’ostacolo abbondantemente illuminato (ad esempio, la base del piedistallo della statua, presso le lampade ivi collocate).
Bene: abbiamo enumerato i fattori di rischio in cui, avendoli previsti, non siamo incorsi e il drone è ritornato alla base. Abbiamo altresì rischiato che il drone cadesse per la presenza di eccessivo vento? La risposta a questa domanda si troverà nel prossimo articolo.

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