Il doppio binario

Nel precedente articolo principiavo da un motto del sommo direttore d’orchestra Arturo Toscanini per sviluppare una metafora che dall’ambito sessuale ci conduce a quello fotografico.

Il maestro parmense soleva apostrofare i suoi orchestrali con un “sembrate degli impotenti in un bordello” quando non era soddisfatto delle loro prestazioni musicali.

Dunque, con riferimento al risultato, lo schema complessivo è: impotenti=nessuna eiaculazione; eiaculatori anticipati o ritardati= eiaculazione disfunzionale; eiaculatori in differimento=cacciatori dell’attimo.

Considerando l’eiaculazione quale metafora del parto artistico, ne consegue che il fotografo – cacciatore di attimi – realizza un mirabile sintesi quando fonde la sua visione antergata con un evento non privo di sfumature preterintenzionali.

Ovvero: desidera che si verifichi una cosa vagheggiata ma possibile; attende il momento pregno – e in questo aggettivo seguita la metafora con accento di fertilità – ove la cosa si compie; s’avvede che la cosa catturata gronda sfumature imprevedute.

Eccoci approdati alla seducente fotografia di Devashis Roy.

La quale presenta un doppio binario, ciascuna rotaia di vivida vita ricolma.

Perché le istanze parallele sono due.

La prima è l’evento materiale: meraviglioso è stato documentare la centrifuga esplosione dei volatili.

Quello è l’attimo che conta, non prima o dopo, è quello il dialogo tra elementi che è stato assai efficace cogliere.

Indi, la seconda istanza: bandita ogni lettura letterale, la mente riposa nella fisica malia del potente grafismo.

Non si pensa più a ciò che succede; ci si bea del musicale arazzo – speculare, anche – di forme.

Da qui l’intelletto si ridesta per cercare relazioni e pesi entro la tessitura.

Ecco, la Fotografia.

Binari – piani di lettura, per usare frusta espressione – scorrono, il fotografo li cavalca.

Suggestioni di differente scaturigine s’offrono a una anelante ghermizione.

L’agguato si può tendere da più punti, la preda raggiungibile in composita guisa.

Tutto è addensato lì, ogni cosa delibabile in armonica sconponibile molteplicità.

 

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Claudio Trezzani

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