Il Dato & La Data

Un tempo – si era agli albori dell’Epopea Dronuale – vidi un filmato aziendale di sapore propagandistico.

Si trattava di evidenziare le capacità d’ingrandimento – avvicinarsi meno a parità di rapporto di riproduzione costituisce un fattore non secondario di sicurezza – di un obiettivo a focale variabile montato su di un grande drone.

Si scorgeva un manipolo di tecnici in camice bianco che annuivano sorridenti e soddisfatti.

Non avrebbero dovuto.

Perché l’immagine che risultava mostrava sì l’estremo dettaglio della regione sommitale di una torre di comunicazione, ma il fotogramma risultava devastato da un vistoso purple fringing.

Certo, una banda di falso colore in area contrastata non è in cima alle preoccupazioni di chi conduce un drone per finalità ispettive, ma la circostanza evidenziava sia l’esistenza di margini di miglioramenti, sia la volontà di sondare – aerealmente da remoto pilotando – lo spettro del possibile.

Ma l’esigenza di attingere il particolare può rivestire anche altri scopi e differenti valenze.

La fotografia a corredo di questo brano mostra un ponte – mero vettore di canalizzazione irrigua, anche se ricorda talune strutture ferroviarie – che sovrasta un corso d’acqua.

Il corso d’acqua è il Lambro Meridionale.

Questa localizzazione già fornisce la stura per peculiari considerazioni, ma prima – se V’aggrada – considerate cosa campeggia al centro del manufatto.

Avete ingrandito cliccando sul punto?

Grazie d’averlo fatto.

E cosa leggete, ora?

Sì, 1896.

Intuibilmente, la data di costruzione del ponte.

Una data, dunque un dato.

Che ci dice: il drone permette di leggere la Storia.

In nessun altro modo – direttamente e visivamente, intendo – avremmo potuto accedere a questa informazione, che è giusto il punto di partenza.

Il punto di partenza di un percorso di documentaria emozione.

Sì, documentaria emozione.

Sapete, nessuno ci va più, lì.

Lambro Meridionale, dicevo.

Oltre al fatto che solo sparuti sentieri vi conducono, acque così inquinate suscitano un certo grado di repulsione.

Repulsione che il drone non prova.

Non provandola, sortisce due importanti effetti:

  1. scopre
  2. rivaluta.

Luoghi come il summentovato, ad essere fortunati sono trattati in qualche pubblicazione locale conservata in piccole biblioteche pubbliche.

A non essere fortunati, nemmeno lì.

E anche pattugliando la zona, non è difficile mancare il punto.

Il drone, invece, no.

Non ha questi problemi, lui.

Naviga / scopre / rivaluta, lui.

Milleottocentonovantasei, abbiamo detto e visto.

Ecco, i droni: ponti – reali e metaforici – dal passato al presente, talvolta.

 

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Claudio Trezzani

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