Il Baro & La Storia

Cosa hanno in comune le due immagini a corredo di questo brano?

Il sospetto della mistificazione.

Nel caso della fotografia, il sospetto si fa certezza, e per due motivi:

  1. l’ammissione dell’autore, me istesso medesimo.
  2. l’evidenza visiva.

Dov’è che l’autore ha barato?

Nei colori: diuturnamente non si presentano così all’occhio umano, di fronte ad una illuminazione solare diretta.

L’autore li ha modificati inseguendo una dualità/complementarietà cromatica di tipo teal-orange.

Così facendo ha percorso una strada dotata di coerenza interna, ma ciò non toglie che sotto il profilo documentario ha barato.

Il dipinto, ora.

Da troppo tempo giace negli oscuri archivi della biblioteca civica di Lodi, dopo che la pinacoteca è stata scelleratamente smantellata.

Un vero peccato, perché trattasi di una rappresentazione iconografica di grande suggestione.

Ci mostra quale fosse molti anni addietro (a Lodi, nell’attuale Via Secondo Cremonesi) l’incidenza della foresta anche nel paesaggio periurbano.

Ha barato, l’autore, in questo caso?

Non lo sappiamo con certezza.

In taluni casi, e per aree limitrofe, possiamo procedere per analogia: alcune stampe, certune litografie mostrano incongruenze rese palesi da coevi documenti reputati attendibili: una casa che non poteva esserci, od addirittura alture non esistenti.

Nel presente caso non possediamo mezzi di ricerca che ci permettano di sincerarcene infallibilmente, ma il dubbio rimane.

Dubbio suffragato da un dato: è trascorso troppo tempo, e ciò rispetto ad una epoca in cui la forma mentis attorno alla riproduzione visiva seguiva altri percorsi concettuali.

Agli autori era concesso “abbellire” la scena secondo il proprio estro.

Sotto il profilo storico è un peccato, poiché non vi era ancora la possibile oggettività del mezzo fotografico, e dunque questo determinava un problema di plausibilità delle fonti.

Dal punto di vista artistico, invece, l’istanza è irrilevante.

Ciò porta all’evidenza un fattore: pensare alla posterità.

Ovvero: la necessità di approntare per le generazioni future un sistema di corredazione situazionale in grado di far sapere ciò che fu ritratto neutralmente e ciò che invece fu elaborato.

Abbiamo visto, infatti, che sebbene in fotografia il terreno d’elezione sia quello documentario, sempre più artifizi ci consentono di operare modifiche.

E che volino giosamente appaiati, seppur disgiunti, i due aspetti: l’ebbrezza di veder luce gettata sul passato, e quella di una visione incarnata.

 

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Claudio Trezzani

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