Il baratto

In questa rubrica ci siamo già occupati di prolungate esposizioni che giustappongono fissità a fluidità.

Rocce o pali circondati da acqua resa setosa.

Quanto ai pali confitti, essi variano per materiale e per modalità d’allaccio, se plurimi ed accostati.

Da ciò dipende la loro stabilità, dunque la possibilità o meno di raffigurarli nitidi.

Con le boe, invece, è una battaglia perduta ab origine.

Perché in acqua si muovono, ergo non consentono essere utilizzate quale elemento statico da contrapporre ad una raffigurazione di circostante flusso.

Esistono però situazioni nelle quali si può essere indotti ad un baratto:
tollerare il loro movimento nell’economia generale dell’immagine.

È il caso delle due prime fotografie a corredo di questo brano.

Serviva la notte.

Era utile per riprodurre una peculiare atmosfera, nell’ambito della quale si voleva anche ottenere l’effetto della superficie liquida di apparente uniformità a cagione di un otturatore rimasto aperto per generoso lasso temporale.

Così, non si poteva evitare il mosso delle boe.

Imprevedibilmente: la prima fotografia “dura” un minuto (dei parecchi totali) di meno, eppure una delle boe appare addirittura doppia, in virtù di casuali moti di correnti ed onde.

Indi viene giorno, e lo illustra la terza fotografia allegata a questo articolo.

Ora le boe sono congelate dal rapido scatto, ma si è perso l’incanto.

Sì, si è guadagnata una suggestiva tonalità verde nell’acqua e una gonfia nembicola articolazione in cielo, ma la “vibe”, come dicono gergalmente gli americani, è evaporata.

Ecco, la Fotografia.

Una battaglia in cui si immolano vittime in nome di un fine superiore.

 

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Claudio Trezzani

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