Il bagaglio di conoscenza applicata

Il bagaglio di conoscenza applicata.

Ammetto che qui l’inglese vince 2:5.

Vince totalizzando un punteggio inferiore, che stupidaggine!

Eppure è così.

Invece di “bagaglio di conoscenza applicata” a nord del Canale della Manica dicono “know how”: due parole invece di cinque.

Che è meglio, perché sintetizza contraendo.

Una rivincita sulla dominazione romana: i figli della Perfida Albione hanno ereditato qualcosa dell’icastica concisione latina, anche se poi il filosofo Galimberti dice che la loro lingua è un tedesco andato a male.
“know how” = “come fare”.

Adesso vi dico come fare a filmare con un drone la Rocca di Malcesine (video qui allegato, che riporta integralmente, senza modifiche, l’esito originale).

Be’, non solo quel fiero grumo d’edifici lì.

Si tratta di concretizzare una ricetta possibile.

Visione frontale ad altezza mediana, indi ascensione.

Ad un certo punto, graduale rotazione che lentamente porterà a zenitalità, mentre ancora si sale e s’avanza.

L’intero processo coinvolge una serie di movimenti da realizzare in simultaneità.

Essi si esplicano attraverso i comandi del radiocomando, e ciò richiede consapevolezza ed attenzione.

Si inizia solo salendo, e ciò coinvolge unicamente il joystick sinistro, se a questa funzione lo avete destinato.

Indi si principierà quasi simultaneamente la rotazione e l’avanzamento.

Quest’ultima operazione avverrà agendo sul joystick di destra, e a proposito del suo dosaggio si tengano presenti due fattori:

  1. data la contestuale ascensione, la percezione dell’effettivo avanzamento risulterà sottostimata a cagione di una minor velocità relativa (più aumenta la distanza, meno si stima la velocità).
  2. data la constuale rotazione, il riferimento si fa ulteriormente labile.

Tutto ciò postulando che l’avanzamento sia funzionale al passaggio da una arretratezza rispetto al manufatto ritratto, sino ad una zenitalità che collochi il manufatto istesso in una posizione mediana, tenendo però conto dello sviluppo del giardino che l’attornia.

La rotazione, ora.

Momento assai delicato, questo.

Rischia di compromettere la fluidità generale, e particolarmente critico appare l’esordio della manovra.

Nel caso del Dji Phantom 4 Pro utilizzato per questa sequenza, è possibile finemente regolare due funzioni:

  1. la reattività generale del comando.
  2. la gradualità con cui si passa dall’assenza della rotazione alla sua attivazione.

Ciò con riferimento ad una ghiera presente sul radiocomando.

Nonostante tutte queste opportunità, il modo più efficace di risolvere il problema è: praticare, praticare, praticare.

La funzione può essere demandata anche al dito indice della mano destra scorrente sullo schermo: il controllo della progressione risulterà più agevole, ma il portare il dito nella summentovata posizione comporterà un inopportuno squilibrio della postura generale.

Vi sono pertanto due tipi di coordinazione da affinare, a questo proposito:

  1. quella manuale, e l’esercizio continuato, con il miglioramento apporterà anche l’instaurarsi di una corretta memoria digitale.
  2. quella mentale, intesa come contezza di quanto, quando e cosa fare.

Accingendosi ad ultimare le tre coordinate manovre, occorrerà anche tener presente che la loro graduale estinzione non dovrà esplicarsi in modo esattamente identico nei tre parametri citati.

La familiarità con queste prassi consentirà di conseguire una maggior lucidità d’analisi, nel senso che il cervello, gradualmente affrancato da distrazioni contingenti dovuti ad un’ancora imperfetta memoria digitale (non dissimilmente da quanto avviene nell’apprendimento di uno strumento musicale), potrà meglio focalizzarsi sulla complessività dell’esecuzione.

Dunque, ribadendo: praticare, praticare, praticare.

 

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Claudio Trezzani

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