Basta un esposimetro elettronico e salta tutto.
Cosa, tutto?
L’Equilibrio Pellicolare.
Uno vede un’altro che ha una Rolleiflex T issata su stativo.
Il primo uno eccepisce al secondo uno: “ma come, stai fotografando a pellicola e usi un esposimetro esterno digitale?”.
L’altro gli risponde: “e Tu quando scatti in pellicola Ti vesti coevamente alla data di produzione della fotocamera?”.
Noo… ha sbagliato il secondo uno.
Perché ha esagerato ed in parte sviato.
Epperò l’argomento è affrontabile.
Certo, certo, l’alogenuro d’argento è indissolubilmente – sublimemente – legato alle fasi successive in camera oscura ed in stampa.
Roba ove l’Artigianato lambisce l’Arte
E tuttavia, ora Vi svelo una cosa tremenda.
Che i tre sassofoni sono in realtà uno.
E che la fusione non è frutto di esposizione multipla nell’accezione tradizionale dell’espressione.
È invece conseguenza di postproduzionale trattamento.
Sì, dei tre fotogrammi utilizzati per spostare due volte lo stesso sassofono.
Ma la cosa più esecrabile deve ancora venire.
Ecco qui: i fotogrammi sono stati tratti da negativi scannerizzati.
Sì, proprio con una Rolleiflex T!
Vi siete riavuti dal senso di disgusto?
Grazie, così posso brevemente proseguire.
Per dire che il dogmatismo forse è meglio non sia di questo mondo.
Sapete, suona crasso dire “l’importante è il risultato”.
E lo è.
Epperò, uno può desiderare di attualizzare sfumature.
Sapete, quella roba lì della dolcezza di graduazione focale e tonale di una pellicola di generose dimensioni.
Non sto più parlando della sottostante fotografia, epperò.
Sto parlando di una idea bizzarra che ho in testa.
Far emanare una Legge nazionale che obblighi le fotocamere a pellicola del passato ad essere dotate di uno schermo live view.
Sì, uno schermo live view collegato ad un sensore di mera visione.
Per ingrandire il particolare, intendo.
Così non si sbaglierebbe più, nel focheggiare.
Sapete, è sempre per quella roba lì delle deliziose transizioni focali e tonali.
Se uno sbaglia a focheggiare, che transizione è?
Sapete, è anche una faccenda di mezzi e fini.
C’entra molto John Dewey, in questo.
Sapete, il filosofo americano.
Perché la poesia è sopra, non dentro la macchina.
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Claudio Trezzani
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