I colori gratuiti

“I colori gratuiti” ho titolato il presente articolo.

Niente di venale, epperò.

Perché si tratta piuttosto di una considerazione di pretto stampo sociologico.

E venata di mia ingenuità, questa considerazione.

Perché mi sono sempre chiesto, se mi concedete l’infantilismo dell’espressione: come mai i colori belli costano come i brutti, eppure talune case sono dipinte coi brutti, tra i colori attingibili?

Sì, lo sapete, è una questione di target, come direbbero gli odierni fautori di un esperanto de facto.

Ovvero: c’è chi chiede i colori brutti perché non li considera tali.

Meglio allora – neutralmente – scrivere di colori gratuiti.

Gratuiti rispetto a quale fruizione possibile?

Occorre prima stabilire se il colore sia un valore in quanto tale.

Spicciamente assevero congruità dell’asserzione, così possiamo procedere.

Appurato che il colore configura intrinseco valore, non ci resta che stabilire da dove provenga.

Nel presente caso – nelle fotografie a corredo di questo brano – possiamo asserire: tre immagini, tre cromatiche provenienze.

Beninteso: cromatiche provenienze non rispetto al luogo dell’oggetto ritratto, bensì a cagione del modo in cui il colore s’è originato.

Tosto esplicitato: abrasione / accostamento / scelta.

Nel caso dell’abrasione la rivelazione è temporalmente stratificata: quel bordo di barca è divenuta così col tempo, per successiva esposizione (ad agenti atmosferici) e sottrazione (del livello originariamente superficiale).

Nel caso dell’accostamento, si tratta, per l’appunto, di un …caso: solo un Nume avrebbe potuto preconizzare che la barca si sarebbe riempita d’acqua esattamente con quella tonalità, con quella foglia, con quelle gradazioni.
nel caso della scelta, beh, lì è proprio una scelta.

Scelta di chi dipinse l’opera morta dello scafo (subordinamtamente, ancora caso che la cima – la microgomena – recasse rombi delll’istesso colore), o di giallo il lucchetto, o di blu il remoto evanescente natante.

Abrasione / accostamento / scelta, ricapitolando.

Ma la vera scelta è di chi pigia il bottone.

La scelta di risultare ammaliato da ciò che suscita fascinazione.

 

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Claudio Trezzani

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