Hengki Koentjoro & Charles Dickens

Avrebbe apprezzato Charles Dickens la corrente letteraria che prese il nome di minimalismo, a partire dagli equivoci su Rymond Carver?

Non credo, ma il sommo Charles riapparirà alla fine di questo articolo, a prepotentemente fugare cortine.

Si fa presto a dire minimalismo, ecccomunque.

Troppe accezioni, sfaccettature.

Ed equivoci, ancora.

Lo sapete, in questi casi io preferisco parlare di prosciugamento del segno.

In questi casi?

Prendiamo il fotografo Hengki Koentjoro.

O meglio tre sue opere – quelle a corredo di questo brano – debitamente equipaggiate con grafico orgoglio d’autorialità.

In progressione ascendente di pregnanza, la prima fotografia è quella delle sdraio allineate.

Palese astrazione, il che la rende non così abbagliante.

Oggetti riconosciuti, puntigliosa calligrafia ad reductionem.

Seconda fotografia.

Isole soggettivamente divenute scarpe, icastiche bande a contrappuntare sopra e sotto la minuta naiffitudine centrale.

Terza fotografia.

La più interessante, trovo e delibo.

S’impone il lingotto d’argento.

Sì, lo è diventato.

Era molo come il sovrastante neroso, ma sospensione e luce lo hanno trasformato nella nota forma di venale valore.

E al sovrastante neroso è accumunato da rigore geometrico, che promana astrazione laddove si emenda da divagazioni secondarie di forma.

Indi la decisa assertività dell’orizzonte, che ad un tempo separa e prepara alla timida stemperazione del rigore: le alture sullo sfondo non rispondono altrettanto ad una meccanicistica predeterminazione, ma recano nell’andamento quel tanto d’armonico e raccordato che restituisce una dolce congruenza.

Allontaniamo lo sguardo, ora.

Cosa ci appare?

La potente sintesi che discende da una mirabile distribuzione dei pesi.

Letteratura classica, per apollineo esercizio di misura.

Ed ecco che torna il Sommo.

Charles Dickens, il campione di un classicismo depurato da allusione contingente per temperie.

Nelle strazianti avventure di Oliver Twist – a stento ressi tutta quella sofferenza – ad un certo punto osserva che il dormiveglia contiene quel debordante agitarsi di percezioni che renderebbe desiderabile pel corpo essere affrancato dalla sua materica prigionia, onde librarsi oltre tempo e spazio.

Sì, il dormiveglia fatica comprimere una pullulante ridda di suggestioni.

Personalmente vi ho scoperto il luogo ove estrarre a comando forme visive e insensualità verbali.

Eccolo qui, il processo.

Dal dormiveglia cose trasmigrano.

È già possibile andare oltre tempo e spazio.

La mente ce lo consente, posando altrove cose estratte colà.

Hengki Koentjoro. è tra coloro che lo fanno.

 

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Claudio Trezzani

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