Grafie & prospettive

Sapete a cosa servono le case vittoriane, siano esse situate entro la Perfida Albione od Oltreoceano?

Io lo so, e ve lo dico nella sottostante riga.

Servono a vedere i piedi dei passanti, e ciò ha a che fare con la Fotografia.

In questi edifici vi è ciò che gli anglofoni definiscono garden level, e corrisponde suppergiù al nostro seminterrato.

Solo che da noi esso sovente svolge il ruolo di cantina, mentre da loro è usualmente abitato.

Ciò implica che quelle tipiche finestre – aperture su facciate brownstone se newyorkesi, o color avorio se londinesi –  strette ed allungate che da fuori spuntano giusto al di sopra del marciapiede, all’interno sono poste all’altezza degli occhi di chi vi risiede.

Dunque, tale condizione “costringe” la prospettiva.

Costringe?

Sì, configurandosi come una composizione obbligata, il riquadro vetrato come fotografica inquadratura.

Ciò è cosa buona e giusta, nella misura in cui induce a non restringersi alla limitante confortevolezza mentale –  peace of mind, direbbero sempre gli anglofoni, ma degenerata – di visioni eccessivamente condivise, ergo convenzionali.

Oleksandr Selehenenko ha fatto di più, una cosa nemmeno alla portata di un drone (con eccezioni che conosco, ma che sarebbe qui fuorviante citare).

Sì è messo sotto, Oleksandr.

Con la  trasparente complicità del vetro, le suole delle scarpe disegnano il tempo, oltre che le forme.

Il tempo?

Proprio così: la sosta premia definizione, il transito comporta sfumatura.

Raffinato grafismo, seducente per la coesistenza di nettezza e fuggevolezza.

Una prova assai riuscita, che oltretutto presenta una doppia proposizione, quanto ai summentovato grafismo:
oltre alla scrittura dei piedi, anche la perentorietà della diagonale che attraversa l’immagine, esaltata dall’antitetico squillare di luce ed oscurità.

Ebrahim Rehimininezhad, ora.

Non è cinese o giapponese ma scrive come lo fosse, Ebrahim.

Sì, perché ha portato ideogrammi nel cielo, Ebrahim.

Il bravo muratore che alacremente lavora sotto non lo sa, ma Ebrahim vede e ci mostra un linguaggio per segni che lassù si dipana.

Sapete, in un recente articolo mi ero soffermato sull’etimologia del termine travisare:
vedere oltre, significa.

Così, un lemma che i dizionari principiano descrivere nella sua accezione negativa, reca in sè anche una potenzialità di volo.

Sì, potenzialità di volo.

Ebrahim travisa, ciò vede oltre, ovvero vola.

Ecco, la Fotografia, quando sono i migliori a realizzarla: travisare, che è un lirico volare.

 

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Claudio Trezzani

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