Fotografia, Marinetti, D’Annunzio, Gautier

Come Nerone, suonerei la cetra al cospetto di una incendiata Roma.

No, non è una nota di colore.

E’ una concezione, antitetica rispetto all’imperante oggidì.

La distinzione non è secondaria: significa non intendere prostituire la Fotografia ad una idea terza.

Non asservirla ad una ideologia, eccioè.

Art pour l’Art, ed insomma.

Così considero la fotografia a corredo di questo brano.

Effettuata dal mio drone in prospettiva zenitale, si bea di feroci tronitualità.

Sì, feroci tronitualità.

Vien da pensare a Marinetti, ma senza riferimento alcuno ai suoi intendimenti teorici.

Laddove dice: “canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche”.

E: “le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi”.

O anche a D’Annunzio.

Quando scrive: “e non il flauto nè il canto / regola il moto con ritmo / eguale; ma una potenza / che non falla, simile al sano / cuore nel petto dell’uomo,”

Ecco, non m’interessa la cornice entro cui Marinetti e D’Annunzio scrissero codeste cose, ed infatti ometto i passi ove essi indirizzano il pensiero in tal senso (terribilmente negativo, allorquando inneggiano alla guerra; per converso positivi, dove vagheggiano un affrancamento dallo sfruttamento umano).

No, qui trattiamo dell’infernale delizia di questo stabilimento industriale ritratto dall’alto.

Sì, Infernale Delizia.

Sì, il Parnassianesimo di Théophile Gautier.

L’arte per l’arte, senza prostituzione.

 

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Claudio Trezzani

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