Fotografia, D’Annunzio, automobili

Se vivessi negli antonomastici States scriverei al “mio” deputato, là c’è questo uso. Gli chiederei di promuovere una legge che obblighi i possessori di veicoli per fuoristrada ad avere la carrozzeria sempre sporca di fango: dimostrerebbero così di usarli negli ambiti per cui sono stati concepiti. Cosa c’entra con la fotografia?

C’entra, e aggiungiamo pure Gabriele D’Annunzio. Metto subito insieme i pezzi del mosaico: se fuoristrada ci andiamo con la nostre gambe, e raggiungiamo un torrente per ritrarlo, beh, allora dobbiamo essere nello spirito del dannunziano “memento audere sempre”, monito ed esortazione latina che si può tradurre con un meno lirico “chi non risica, non rosica”. Insomma: se ci cimentiamo con un ambiente piacevolmente selvaggio, per restituirne il sapore non dobbiamo avere paura di rinanerne contaminati.

Anzi, dobbiamo mettere in conto un personale infortunio, nonché danni o perdite di attrezzature. Se ci rechiamo presso un torrente perché sedotti dal tumulto delle acque e poi ci limitiamo a pigiare il pulsante di scatto al riparo di un ponte siamo turisti, non fotografi. Già, il tumulto delle acque. È un suono od un rumore?

La scienza tenta di dirimere la questione parlando di onda sonora periodica oppure no. Essendo stato – in una precedente mia vita -musicista, potrei parlarvi di altezza e di altri parametri, ma la questione è suscettibile di filtri esperienziali di matrice ludico/edonistica. Per esempio: le emissioni sonore prodotte da un motore si tende ad annoverare tra i rumori, ma se commercializzassero ancora i dischi in vinile contenenti il rombo delle Ferrari (succedeva) li comprerei subito.

Questo tumulto – vicino e tonitruante, con buona pace di Giacomo Leopardi che giudicava suoni quelli lontani e vaghi – è anche espressione della perigliosità della situazione, se vissuta da vicino. Sentite quanto è forte il suono/ rumore dell’acqua in questo mio filmato?

Ebbene, è in una situazione di questo genere che un giorno, a causa del fragore, persi addirittura un intera sezione di gamba di un robusto treppiede senza avvedermente, per poi ritrovarla in acqua quindici giorni dopo. Ho realizzato anche fotografie del luogo oggetto del filmato?

Certamente: manca il suono, ma s’impone la scabra forza ed il vivido autunnale cromatismo di roccia e vegetazione. In sintesi: la realtà ci offre meravigliose opportunità di abbeverarci a capolavori della natura, ma per coglierne l’essenza occorre tuffarvisi senza risparmio. Indi, cucinarle con i multiformi variegati ingredienti tecnici di cui possiamo disporre.

 

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Claudio Trezzani

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