Esistere o no

Malcolm Mam, un dipinto eccellente.

Ma non mi diffonderò sul suo contenuto.

Piuttosto, sulla sua esistenza.

Sì, perché potrebbe non esistere.

Non il dipinto, e neppure il suo contenuto.

Il contenente del contenuto, invece.

Sì, la bambina.

Potrebbe non esistere, lei.

In subordine, potrebbe non aver sorriso.

Ecco il punto cruciale della differenza tra la Fotografia e le altre arti figurative che sorgono da una tabula rasa:
in queste ultime l’immaginazione può farsi letteralità.

Può cioè investire di realtà un contenuto che non è reale ab origine.

Così facendo, mente senza colpa.

Perché dichiara la costruzione espondola.

La fotografia, diversamente .

In un ritratto eseguito con questo mezzo, se la bambina avesse sorriso, non ci sarebbe stato mezzo – al di fuori del procrastinare l’esecuzione – di evitare l’atteggiamento.

Avanti l’obiettivo la bambina ci sarebbe dovuta essere per forza, e ciò che faceva sarebbe emerso.

Ciò che faceva, non ciò che pensava.

Questo, lo sa solo chi è ritratto, ammesso se ne rammenti.

Il che è valido anche nel caso di un autoritratto, esso fondandosi sulla coincidenza di ritratto e ritraente.

O dell’evanescenza del concetto d’esistenza e verità, qui.

Si parta dal nulla oppure da entità terza, il sembiante non disvela appieno l’essere.

In mezzo, l’esprimibile.

Che è in quanto atto, ma la paternità può essere univoca o condivisa.

Univoca se la bambina non c’è e l’artefice brandeggia un pennello.

Debolmente condivisa se la bambina cè ma l’espressione non è fedele.

Fortemente condivisa se l’interpretazione del pittore ricalca quella del soggetto.

Ed in fotografia, univocità o condivisione?

Mediazione tra il sentire del ritraente e quello del ritratto.

L’esprimibile, di nuovo.

Qui c’è un dentro, anzi due.

Il dentro del fotografo fuoriesce con il taglio.

Il dentro del soggetto balugina traverso la sua volontà.

Che volteggia tra esplicitazione e nascondimento.

Ci mostra ciò che vuole, se vuole.

Da qui s’irraggia centrifuga molteplicità.

Non vi è una realtà unidirezionale.

Cose s’agitano, e lo fanno con osmotica voluttà.

È sempre un arazzo, in fotografia.

Più forze tessono, in un vibrante insieme.

 

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Claudio Trezzani

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