Due centimetri e mezzo

John Mortimer, The trials of Rumpole, tradotto da Maria Delogu per i tipi di Sellerio.

“Non prima che avessimo potuto bere solo qualche bicchiere”.

Osservate quel “solo”, se v’aggrada.

Collocato dov’è, disvela un impietoso squarcio.

Della società britannica, ove qualche bicchiere pare ancora poco.

Sapete, l’ho misurato quel “solo”.

Coi caratteri tipografici che gli hanno attribuito nel libro, è lungo mezzo centimetro.

Ora, sempre se ve ne punge vaghezza, spostatelo due centimetri a sinistra.

Tutt’altra storia.

Perché il testo diviene:

“Non prima che avessimo solo potuto bere qualche bicchiere”.

Un profondo iato, in soli due centimetri.

Scompare la tendenza etilica di una nazione intera.

Il bere oscilla ora tra noncuranza e subordinazione.

O dell’importanza della posizione.

Ne avevo già parlato, a proposito di Berengo.

Quelle figure, sul sentiero.

In quel punto, in quello soltanto.

Lodi, Festival della Fotografia Etica.

Una immagine di Matteo Ferrari, una di Miguel Vallebona.

Quanto è giudice, se è giudice, quell’indice che s’erge dal palmo?

Vibra meno la colpa dell’occidente, se il dito è periferico?

E quanto sottrae al magnetismo oculare?

Il volontario, poi.

Va alla luce, irradia luce.

Fosse avanti porta, anelerebbe la fonte luminosa con minore intensità?

E ne esprimerebbe meno, ontologicamente?

La letteratura con la metrica, la musica con il tempo, la fotografia con il segno ed i toni.

Matematica, e geometria.

Ma dietro il sembiante , mondi collidono.

Basta un centimetro, e una deflagrazione sopprime e simultaneamente svela.

 

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Claudio Trezzani

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