Dronuale segreto (mai senza Unimog)

Per ciò che attiene i droni, sovente mi diffondo su aspetti tecnici. Ora è giunto il momento di svelare i più inquietanti retroscena.

È già imbarazzante descrivere la componente logistica, poiché esprime debordante cresitudine e imperdonabile accidia: non effettuo mai una sessione  con drone senza l’ausilio di un furgone di classe 3,5 tonnellate al seguito. Esso è ricolmo di esemplari di ricambio, mai meno di ottanta.

Così, non solo se ne cade uno ho pronto il sostituto, ma anche la banale incombenza di sostituire un’elica mi viene risparmiata: faccio prima a prelevare un nuovo esemplare dal piano di carico. Purtuttavia, come spesso succede in guerra e come ben sanno i pianificatori dei servizi segreti, se c’è qualcosa che può andar storto, ci va.

 

Oggi, per esempio. Il mio drone stava sorvolando un’aspra brughiera, quando un’aquila reale è scesa in picchiata e l’ha catturato. Dopo averlo portato in nido per il trastullo dei piccoli, è tornato da me beccandomi in testa in guisa di sfregio. Da quando indosso un elmetto in grado di fermare proiettili di calibro NATO ciò non costituisce più un problema, ma permane la sofferenza morale di aver subito uno sgarbo.

Ad ogni modo, ero rimasto senza drone.

Trovandomi in una landa desolata ed impervia, il furgone non era a portata di mano. Naturalmente dispongo di un vasto stuolo di servitori attinti da razze inferiori in quanto differenti dal socioetnico acronimo WASP: un gesuita mi ha spiegato che non sono dotati di anima, e che pertanto possono essere sottopagati e sottoposti alle più gravose mansioni, in questo caso consistenti nell’arrancare nel sentiero accidentato recando il drone sostituto. Restava però il problema che un imperatore investito del suo ruolo per volontà divina, unto dal Signore e depositario della Verità Rivelata non può aspettare. Insomma, ero impaziente e mi stava venendo freddo.

 

Così ho deliberato il prossimo acquisto: un Unimog. Lo userò prevalentemente su ruote, ma alla bisogna non disdegnerò ricorrere ai tipici cingoli triangolari. In tal modo, quando effettuo dronuali sessioni, avrò sempre a portata di mano l’intera attrezzatura, persino nei luoghi più disagevoli da raggiungere.

Questo apologo è indirizzato a chi, con il drone, vuole fare davvero sul serio. E ciò – ma qualcuno di voi già lo sa – significa la Santa Trinità: sensore grande / intercambiabilità degli obiettivi / formato raw anche in video. Anche senza essere il pipante, pimpante e cocainomane personaggio di Conan Doyle, è facile risalire al modello a cui mi sto riferendo.

Ma attenzione, vi è da considerare l’adeguatezza di tutta la filiera: preparazione / esecuzione / post produzione. Vi stupirà allora appurare che la cifra da stanziare supererà di slancio i diecimila euro, continuando la sua corsa per lungo tratto. Questa purtroppo attualmente è l’entità delle risorse economiche da stanziare per chi, con i droni, vuol fare veramente sul serio.

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