Dronuale distorsione

Non occorre pagare il biglietto per entrare nel Museo degli Orrori.

Basta scaricare dalla Rete un programma gratuito di lettura dei raw che mostri quale anteprima il jpg embedded nel file.

E che lo mostri prima della correzione geometrica effettuata in camera.

Eccoli qui gli Orrori / Errori gratuiti.

Ove un obiettivo che si riteneva rettilineare così rivela la sua vera natura di quasi / fish-eye.

Ciò avviene precipuamente per gli obiettivi grandangolari – la stragrande maggioranza, come sapete, nei droni – ma gli Orrori /

Errori si verificano anche negli obiettivi telecentrici, ché la distorsione imperversa sia a barilotto che a cuscinetto.

Beninteso: la Strage della Distorsione Prospettica è tanto più feroce quanto più i modelli di drone sono economici.

Economici, ergo miniaturizzati nella camera che montano.

Un freno al fenomeno si ha solo a partire – meglio, a salire – dei diecimila euro, meglio più che meno.

Che fare, allora, nelle condizioni d’impiego più frequenti?

Nel raro caso in cui si disponga di una focale lunga, già si dispone di un mezzo a priori per contenere il summentovato fenomeno.

Contenere, ma non certo eliminare.

Le due fotografie a corredo di questo brano sono state realizzate alla focale massima – equivalente per angolo di campo ad un 48 mm nel formato Leica – di uno zoom ottico.

E già lo zoom ottico è una gradita Araba Fenice, nel settore, sì altrimenti infestato di Finti Allungamenti (gli zoom “digitali”).

Epperò, lo zoom per definizione palesa l’esigenza di contemperare esigenze diverse (essere corretto nell’interezza della sua escursione.

Tra ciò e la succitata miniaturizzazione, vi sono le premesse acciocché il risultato non sarà comunque ottimale.

Meglio che con un grandangolare, certo, ma ancora lontani dalla perfezione.

Dunque, come procedere?

Perfino gli obiettivi più corretti del mondo sono vulnerabili alle brevi distanze, ai fini di prospettiva.

Non per niente gli “antichi” non rendevano ammissibili focheggiature ravvicinate, tipicamente con obiettivi che invece recano i presupposti per una correttezza geometrica “intrinseca” (i “normali”, che dovrebbero essere meno affetti di altri quanto a barilotto e cuscinetto, più il primo che il secondo).

Pertanto, se ci avviciniamo molto al soggetto l’Orrore / Errore che vedevamo nell’anteprima pre-correzione da profilo digitale operata dal fabbricante apparirà ugualmente evidente, pur dopo la visualizzazione susseguente all’applicazione del profilo dedicato.

Certo, allontanandosi di un po’ l’inconveniente si ridimensiona, ma occorre tener presente che più un complesso lente/sensore è economico, maggiore è la probabilità che la risoluzione sia bassa (stendiamo, se V’aggrada, un velo pietoso sugli artifici moltiplicatori – 48 MP, avete già capito – che spaccano il capello – anzi il pixel, in quattro), e conseguentemente di recuperare ingrandimento traverso postproduzionale ritaglio.

Prendiamo allora in esame il caso in cui ci si sia avvicinati al soggetto, e al computer si tenti porre rimedio agli Orrori / Orrori.

Delle due immagini allegate quella del rosone si mostra particolarmente impietosa ove si concentri la vista sui mattoni.

E ciò – si badi – sia dopo la correzione in camera sia dopo quella operata manualmente.

Ciò in quanto la distorsione non è mai perfettamente lineare.

In certi casi, addirittura, si registra la coesistenza di distorsioni di segno opposto.

In tal guisa, anche la progressione di tre successivi passaggi (profilo automatico, affinamenti automatici, affinamenti manuali) non consente risultati finali decenti.

E rammentiamo sempre: le correzioni non sono mai indolori, tra l’altro pesantemente sottraendo dettaglio, novello feticcio della contemporaneità.

Questo è quanto, purtroppo.

Certo, anche i dispositivi terrestri non sono esenti da questi guai.

Ed allora – liberamente parafrasando George Orwell – dovremo mestamente concludere che certe imperfezioni sono più diseguali di altre…

 

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Claudio Trezzani

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