Droni: Oscar Wilde per il Sole 24 Ore.

Lo sapete: nella celeberrima commedia “The importance of Being Earnest” del genio dublinese, il fonetico gioco di parole alligna tra le generalità immaginarie di uno dei protagonisti (Ernest Worthing) e l’aggettivo “Earnest”, che possiamo tradurre con serio, affidabile, onesto.

E del resto, lo stesso surname di Ernest allude etimologicamente a degnità.

Ebbene, sono precisamente queste le qualità lapalissianamente assenti in un articolo apparso presso Il Sole 24

Ore circa la tecnica e normativa dei droni.

Articolo che ha suscitato marcato scalpore ed indignazione presso gli organi d’informazione specializzati in materia.

Non riverbererò il nome dell’estensore, poichè detesto aver parte in pubblica lapidazione.

E tuttavia, la situazione esige una ponderata riflessione.

Il Sole, La Stampa di Torino – accanto a Corsera e Repubblica – sono fra i quotidiani italiani percepiti come ammantati di una sorta d’aura aristocratica.

Aristocratica nella genuina accezione del termine: dal greco αριστος, il migliore.

La precisazione è essenziale:
questa essendo la reputazione del summentovato periodico, ciò che esso pubblica risulta ipso facto autorevole nella valutazione di chi legge.

Ciò determina una gravosa responsabilità.

Quando tale autorevolezza viene meno per palese abdicazione ad esattezza informativa, il nocumento prodotto verso la collettività non è trascurabile.

Onde veder enumerati nel dettaglio la pletora di errori tecnici e normativi contenuti nel succitato articolo, rimando a qualsiasi pubblicazione ad hoc, nonchè ai luoghi dell’effervescente dibattito suscitatosi intorno all’episodio.

Basti qui citare una delle sviste più marchiane:
la patente di conduzione necessaria non già per i velivoli di peso superiore ai 250 grammi, bensì oltre i due chili e mezzo.

Scenario possibile: il lettore del foglio posseduto da Confindustria realizza mentalmente una equazione da cui pericolosamente deriva un corollario: Il Sole = autorevole ; sbagliano gli altri, non esso, ergo posso acquistare un drone grande senza fare la patente.

Ciò a massivo detrimento della sicurezza.

Già, la sicurezza.

Sapete, sta montando una psicosi sull’argomento.

Rispetto alla quale l’antidoto è quello di una serena e consapevole contestualizzazione.

Che porta a considerare come – sebbene le criticità esistano, non siano secondarie, e vadano affrontate con lucidità ed onestà intellettuale – la circolazione dei droni s’inscriva nel ben più vasto alveo della generale promiscuità circolatoria.

Sì, generale promiscuità circolatoria.

Se si eccettua il trasporto ferroviario e quello autostradale, qualsiasi altra situazione di transito motorizzato o deambulazione vede una pericolosa coesistenza di entità e soggetti.

Coesistenza che si sostanzia della presenza di mezzi ben più pericolosi – perchè pesanti e veloci – dei droni, e diffusi in maniera assai più massiccia.

Banalizzando, non appena si scende da un marciapiede ci si trova proiettati in un territorio irto di pericoli ben maggiori – per quantità e qualità – di quanto ne possano provenire dal cielo.

Nondimeno, è imperativa la più responsabile attenzione alle corrette prassi di pilotaggio dei droni, il che non include solo la proprietà delle tecniche di conduzione, ma anche la profonda conoscenza dei limiti interdittivi alla navigazione aerea per questi mezzi.

In aggiunta a ciò, assisto con preoccupazione alla relativa – fortunatamente si tratta ancora di un segmento mercantile di nicchia – proliferazione dei droni così appellati FPV, che differiscono notevolmente – per tipologia di manovra – dai droni ordinari, in tal guisa intrinsecamente fomentando – rinvio ad a tecnici approfondimenti al riguardo – una condotta spericolata.

In sintesi, si tratta di esaminare i fenomeni in una prospettiva non ignara delle proporzioni.

Ma per esaminarli, è imprescindibile principiare da una informazione veritiera.

 

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Claudio Trezzani

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