Droni, Genio Pontieri, idroscivolanti.

Per risolvere, è dovuto intervenire l’Esercito, nella sua declinazione Genio Pontieri.

Prima però – se V’aggrada – può risultare d’ausilio focalizzare il problema.

Che era: come posizionare la fotocamera esattamente nel punto e all’altezza desiderata?

Dapprima si era pensato ad un idroscivolante, argomentando:
la postazione di pilotaggio – la poltroncina sopra le altre due – è all’altezza giusta.

Il canale, però, si trovava in regime acqueo di ridotta portata, dunque l’altezza non era del tutto sufficiente.

E comunque, tutti gli idroscivolanti erano impiegati nelle Everglades a sud di Orlando.

Si è osservato allora: basterebbe un cabinato dotato di flying bridge, un modello attorno i dieci metri dovrebbe assicurare la corretta altezza relativa al ponte superiore.

L’obiezione ha però subito smorzato gli entusiasmi: in quel canale lì non è permessa la navigazione per diporto.

Ecco allora chiamato il Genio Pontieri dell’Esercito.

I bravi militi hanno rapidamente approntato una struttura temporanea in ferro, su cui il fotografo ha preso posizione.

Scherzo?

Sino a qui sì, ma giusto per evidenziare le notevoli potenzialità dei droni.

Perchè sì, la fotografia a corredo di questo brano è stata realizzata dalla camera in dotazione ad un drone.

Da riva non sarebbe stata esattamente la stessa cosa, sull’acqua – è lì che il drone era, è lì che era necessario stesse per ottenere la prospettiva desiderata – la cosa è stata possibile solo mercè la spiccata duttilità di posizionamento di cui gode un piccolo velivolo a pilotaggio remoto.

E ciò ci conduce ad una ulteriore considerazione: non sempre – in chiave espressiva, oltre che funzionale – il drone trova la sua ragion d’essere nella ritrazione in quota.

Nella presente occasione il suo impiego ha consentito di accedere esattamente all’altezza – contenuta – voluta, e si sa che in fotografia a piccole differenze possono corrispondere diversi linguaggi.

Parimenti, il suo impiego a bassa quota spesso consente di realizzare immagini più coinvolgenti rispetto ad un sorvolo “distaccato”.

Certo, il drone non rappresenta la panacea per ogni male: nel caso di torrenti di montagna, ad esempio, sarebbe impagabile la sua capacità di raggiungere punti diversamente inattingibili: uso il condizionale perché sì, esso può arrivare pressochè dovunque, ma non può sottoporsi a tempi d’otturazione estremamente prolungati (quelli necessari per rendere l’acqua setosa alla vista, la qual cosa può essere conseguita solo con un robusto stativo).

I droni, e tuttavia, hanno una prelibata portata da servire in tavola: duttilità, duttilità, duttilità.

Che va governata, ma che promettente s’offre al palato.

 

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Claudio Trezzani

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