Droni, De Chirico, Città Ideali

Questo articolo tratta due distinte e separate istanze, l’una espressiva e l’altra normo/prassuale.

Principiamo dalla prima, se V’aggrada.

La fotografia a corredo del presente brano reca un’atmosfera sospesa.

Promana tale sensazione ipso facto per la compresenza d’umani e rappresentazioni inanimate: se gli umani sono congelati per mera virtù della tecnica specificità fotografica, la statua lo è poiché così l’artista ha consegnato l’opera alla posterità.

E il sostrato ambientale?

Sapete, qui siamo a S. Benedetto Po, ma non lontano da qui s’erge Sabbioneta.

O delle Città Ideali, oggetto tanto di speculazione quanto di realizzazione, in quella propensione del

Rinascimento che configurava una sorta di Illuminismo ante litteram, pur se deprivato delle sue implicazioni confessionali.

Azione al servizio di una idea, ove quest’ultima attribuiva un ruolo centrale all’essere umano.

Poi ci sono le ombre.

Veementemente le depreco, di ciò detenete pregressa contezza.

Ma qui hanno introdotto De Chirico nell’equazione.

Giorgio le amava lunghe, tentacolari, sinistre proiezioni dell’onirico.

Così, nella fattispecie esse hanno sortito la funzione di rappresentare un fattore linguistico, o di pesata grafia delle parti.

La mia avversione per le volgari incursioni del contrasto inconsapevolmente selettivo (le ombre rovinano in ordine sparso, senza averne coscienza) ci conduce al secondo aspetto di questa trattazione, nonostante esso sia concettualmente slegato dal precedente: ombre significano giorno fatto, ergo maggiore probabilità che vi siano persone nel raggio d’azione del drone.

Proprio per siffatto motivo non faccio mai volare il drone in orari che non siano pressochè antelucani, ma in questo singolo caso esigenze logistiche per una volta non mi hanno concesso di scegliere il momento ideale.

Come risolvere, allora?

S. Benedetto Po non va soggetto a restrizioni di volo,  ma l’eventualità di un assembramento va sempre valutata con attenzione.

Il drone sovrastava una vasta aiuola erbosa, dunque non soggetta al passaggio.

Anche così, e però, ho inteso rendere particolarmente breve la sessione, onde scongiurare l’eventualità di una inopportuna contiguità.

Sapete, la cosa mi ricorda una asserzione di un grande motonauta.

Diceva egli: qui in laguna veneziana potete legalmente andare anche a 20 km/h, ma è consigliabile attestarsi su di un valore inferiore, in quanto tale andatura, situandosi a metà strada tra la dislocante e quella planante, genera un moto ondoso nocivo al luogo.

Dunque, giova interfacciare il possibile con il praticabile.

Operare nell’alveo della prudente opportunità, all’interno del genericamente consentito.

 

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Claudio Trezzani

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