Doppia dicotomia

Comunemente si ritiene che l’accorgimento tecnico – prolungata esposizione – volto a rendere “setosa” la superficie acquea abbia lo scopo di meglio rendere l’idea di flusso. In realtà il precipuo risultato che si ottiene è una maggiore isolazione di ciò che si staglia sopra i flutti: quanto all’acqua, proprio il fatto di eliminare indizi di movimento (increspature) suggerisce invece una percezione di staticità che giova alla pulizia formale.

L’eliminazione di disegni in acqua esalta cioè ciò che l’attornia, stornando l’attenzione dall’idea di movimento.

Paradossalmente lo scopo è raggiunto con una prassi tecnica che operativamente contraddice il “congelamento dell’attimo” che è proprio della fotografia: il risultato di una composizione statica é stato ottenuto con una esposizione che contiene (durando svariati secondi, per non dire minuti) l’insieme di “innumerevoli attimi”.

Rispetto a questa contrapposizione concettuale è possibile introdurre un elemento di dicotomica apparente contraddizione, che è illustrata dalle quattro fotografie a corredo di questo brano: mentre due sono caratterizzate da una impronta statica rispettivamente determinata dall’isolato campeggiare di una gru posta su molo e dal sapore grafico/cromatico di una immota distesa acquea accostata a muro, nelle due ulteriori immagini il movimento ritualmente ricusato a favore di una indotta focalizzazione percettiva, “rientra dalla finestra” sotto forma di natanti che invadono progressivamente il campo visivo. In questo caso “progressivamente” e “attimo” rivestono un significato non letterale ma peculiare: l’immagine in quanto tale è – pur assaporabile in continuità – espressione di una unicità unitemporale, mentre l’intellegibilità dell’oggetto/nave, percepibile pur nell’evanescenza della sfocatura da movimento, rimanda ad una azione che si riconosce appartenere ad una successione di attimi.

Si esplica così una vertigine semantica in cui l’idea della staticità e del movimento si attorcigliano in una dicotomica spirale ove gli speculari rimandi si esaltano l’un l’altro.

In tal guisa la fotografia si pone come un mezzo per suscitare una sinuosa ineffabilità.

 

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