Differite simultaneità

In un recente articolo osservavo come una fotografia operata da una camera termica possa palesare in un sol scatto testimonianze di momenti diversi: se orientata su di un cofano di una automobile il cui motore è stato spento da un tempo intermedio, il diverso indice di dissipazione del calore dei suoi componenti mostrerà differenze tonali corrispondenti al diverso modo di ciascuna parte di “sentire” e reagire al tempo.

Ma vi sono ulteriori modi di racchiudere in una sola immagine il sentore di attimi implanari.

Le pregevoli opere di Steffen Ulbrich e Jana Luo ce ne forniscono spunto illustratorio.

Steffen realizza una composizione di rara potenza sintetica.

L’acqua rinuncia al movimento ma non alla stratificazione – sia geometrica che cromatica – ed il palo svetta con la snella autorità di una contrappuntante esclamazione.

Il cielo non intende con dinamismo turbare quiete.

Nuvole sì, ma senza la prepotenza di una narrazione alternativa.

Lo scatto di Jana, ora.

Gronda pregnanza, in articolati modi.

Se il masso è stasi, la distesa liquida rende omaggio ad un sentire orientaleggiante.

Ma il cielo, no, non ci sta.

Non ci sta a celare il suo rabbioso incedere, e ciò esprime lo scorrere del tempo.

Una immagine che comprende sia un “senza tempo” che un tempo “alluso”.

Ecco perchè ho titolato questo articolo “differite simultaneità”, apparente ossimoro.

Vi è il tempo del concepimento.

Indi dell’esecuzione.

Poi ancora ciascun tempo dell’individuale rimirazione.

I tempi dell’autore e quelli degli osservatori.

Ma l’intenso scatto di Jana ci presenta una collisione di tempi attinti e giostrati, e tuttavia ricomposti in superiore armonia.

Ecco, la Fotografia: scovare cose, abbatterne il tempo proprio nel momento in cui alla singola cosa ne è attribuito uno, o la sua assenza.

 

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Claudio Trezzani

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