Da tela e non

Non solo gomma bicromata o bromolio.

Non solo pittorialismo, per quanto variegate siano le sfaccettature della corrente.

Piuttosto, ispirarsi a tele.

Tra le due fotografie a corredo di questo brano, quella di Tommy Ingberg reca nette stimmate magrittiane.

L’abito formale, il capo semicelato.

S’avvicina più al quadro della mela o a quello della colomba?

E le nuvole, sono quelle del bicchiere?

Falsi interrogativi, inappropriati.

Perchè, parafrasando Eliot, Tommy non copia, ruba.

Ruba, perchè è bravo.

Perchè ha di suo, ed insomma.

Trae aliena linfa, ma si serve con maggior dovizia di quella endogena.

E del resto, ho visto Tommy volare alto anche con riferimenti lontani da Magritte.

L’immagine di Steve Dean Mendes, ora.

Mantegna, Mantegna, Mantegna.

Oh, lungi dall’essere una citazione letterale.

Ma il modo in cui dispone i corpi.

Il modo con cui li tornisce.

Il modo con cui fa cadere luce.

Eppoi, mica per niente ha il lemma “Dean” nel cognome.

Vasta sapienza, come in un universitario rettore.

Sapiente nel trattare toni, colori, dominanti indotte.

Roba di sintesi,  tra quanto appreso e quanto macerato.

Lungi dall’essere citazione letterale, dicevo.

Perchè ciò ci conduce virtuosamente fuori.

Fuori dalla fotografia, fuori dalla tela.

Sono i modi a contare.

Più delle cose, i modi delle cose.

Basta una madeleine, a Proust.

Basta un indizio, un sapore.

Possiamo trarre ispirazione da una tela semplicemente perchè il pittore ha sentito il modo di una cosa come lo abbiamo sentito noi, non necessariamente per fedeltà ad un canone stilistico.

I modi delle cose sono fuori, attorno noi.

Dunque, è il riconoscere causa ed effetto della consonanza.

Il vibrare sulle stesse frequenze, produce espressiva comunanza.

Ecco, la Fotografia: riconoscere, all’unisono cantando.

 

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Claudio Trezzani

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