Da promiscuità, difficoltà

In conclusione del precedente articolo “Oltre il caucciù” accennavo la circostanza che – in tema di guida autonoma – la potenza di calcolo di un software che governa il moto è molto meno chiamata ad analizzare variabili in aria piuttosto che in terra.

Più che nella navigazione acquea, ma assai meno della circolazione urbana a livello del terreno.

Ma cosa accadrebbe se il traffico subaereo – sottolineo la subordinarietà della quota – venisse ad assumere una congestione paragonabile a quello stradale?

Sapete, le maggiori difficoltà provengono dal carattere di promiscuità della summentovata peculiarità circolatoria.

Al di fuori di autostrade e tangenziali  – e con maggiore intensità, al di fuori del sedime ferroviario –  il moto è partecipato da una articolata e diversificata moltitudine di soggetti ed oggetti.

Un criterio per definirli – per assegnare loro una specificità comportamentale – è quello della coscienza e della competenza.

Possiamo così telegraficamente enucleare:

  • oggetti semoventi
  • oggetti con moto eteroimpresso
  • soggetti semoventi senzienti di riconosciuta consapevolezza
  • soggetti semoventi senzienti di non riconosciuta consapevolezza
  • soggetti privi di raziocinio, ma dotati d’istinto di sopravvivenza.

La prima categoria comprende mezzi di trasporto, pilotati direttamente o da remoto.

La seconda spostamenti accidentali od incauti di materiali.

La terza persone fisiche dotate di patente automobilistica, pur se appiedati.

La quarta persone fisiche ancora senzienti ma non in possesso di completezza nozionistica nella materia circolatoria, e – in attenuazione – infanti e bambini di tenera età.

La quinta, animali.

Appare evidente come a maggiore consapevolezza e/o controllabilità corrisponde una più accentuata prevedibilità, e questa determini una diminuzione dell’analisi e di ampiezza di spettro interventuale da parte dei succitati software di governo del moto.

Tutto ciò è già preso in considerazione dagli odierni algoritmi, i cui sviluppatori mirano ad ampliare casistiche e potenziare potenze di calcolo, oltre a imprimere ridondanza ai dispositivi.

Come si situano i droni in questa temperie?

In un lontano articolo avevo trattato nel dettaglio la diversa rispondenza misuratoria di differenti tipologie di sensori d’evitamento/ostacolo.

Ciò si concretizza in variegate risposte a stimoli dimensionali e di luce, ed in generale possiamo dire che a maggior rapidità corrisponde maggior dipendenza da fonti illuminatorie.

I droni, e tuttavia, presentano finalità utilizzatorie che presuppongono un peculiare andamento del moto.

In una parola esso si può definire erratico.

Erratico, poiché   chi conduce il drone non è interessato – fatti salvi i crescenti impieghi per consegna di merce – a spostarsi dal punto A a quello B, bensì ad inseguire opportunità di ritrazione.

Ciò li differenzia anche dai mezzi a pilotaggio diretto, considerato che in questi eventuali variazioni di rotta sono generate da momentanei accidenti metereologici, e non dalla necessità – lì assente – di assecondare scopi terzi.

Il risultato è che i mezzi aerei da trasporto tendono a procedere per traiettorie più omogenee e costanti, che fanno il paio con più stringenti regole all’uopo vigenti.

Paradossamente – ove si consideri il loro soverchiante impatto in evenienza di collisione – essi sono abilitati ad accedere ad aree interdette ai droni.

A questo riguardo, però, come anticipato sussiste il fatto che si sta sviluppando un traffico dronuale volto al trasporto di colli commerciali.

Se esso pare garantire la maggiore prevedibilità del moto appannaggio del parco circolante aerotrasportato, d’altro canto si tratta di un flusso per sua natura destinato ad interessare popolate zone urbane, le stesse che sono generalmente proibite al traffico dronuale amatoriale.

Il che profila una binata necessità:

  • rendere più efficiente la tecnologia di evitamento
  • instaurare protocolli che disciplinino le rotte in funzione della destinazione d’uso, il che ha per corollario una minor sollecitazione da parte dei sunnominati sensori.
    Insomma, qui si tratta di evitare – di parafrasare per negazione e contrapposizione – la celebre frase di Mao

Zedong.

Ergo: grande confusione sotto il cielo, la situazione non è eccellente.

Ma eccellente potrà diventarlo se tutti i soggetti interessati al problema svolgeranno il loro compito con competenza e determinazione.

Perché il fine ultimo è raggiungere opportunità.

Le quali a loro volta contribuiranno a risolvere problemi di diversa natura (la sottostante congestione, intuibilmente).

 

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Claudio Trezzani

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