Da 50 a 26

Tomscameras.

La sigla corrisponde ad un bravissimo recensore di lenti presso You Tube.

Stava parlando di alcuni modelli Artisan per Fuji, e d’un tratto evidenzia il fatto che molte persone ormai “vedono” il mondo attraverso una focale 26 mm (riferita al formato Leica), quando lo fanno con la mediazione di dispositivi.

Sì, mediazione di dispositivi.

Il nostro occhio ha l’angolo di campo suppergiù di un 50, i telefonini s’attestano mediamente su di un 26.

Così, quando inquadriamo, variamo.

Sapete, non è stato sempre così.

In una reflex analogica il 50 f1,8 era pressoché di prammatica quanto a kit di primo equipaggiamento.

Oltretutto, permetteva di apprezzare effettivamente le sottigliezze di una profondità di campo esigua, altrimenti la sezione del manuale d’istruzione relativa alla priorità di diaframma sarebbe rimasta lettera morta (apertura relativa generosa altresì funzionale all’impossibilità di variare ISO scatto dopo scatto, quella stessa cosa che infine ha indotto il Maestro Berengo Gardin a prendere in considerazione le fotocamere digitali).

Successivamente lo standard si è assestato su uno zoom 18 55.

A cui applicare un fattore di moltiplicazione 1,5 oppure 1,6, quando le reflex digitali avevano per lo più formato APS – C.

L’equivoco s’amplificava con formato 4/3, dove il valore di conversione è 2, e le indicazioni sugli obiettivi non tiene conto della differenza nell’angolo di campo.

In sunto: il visus umano è sempre quello, mentre le configurazioni prevalenti delle fotocamere subiscono periodiche mutazioni.

Certo, configurazioni prevalenti.

Nella Fotografia consapevole ciascun utilizzatore s’avvale della focale confacente al suo scopo contingente, ogni volta.

Non così il fruitore/medio di telefonini.

Anche se oggi si vanno diffondendo sui cellulari torrette di lenti degne di una gloriosa cinepresa Bolex Paillard, usualmente il possessore medio di questi dispositivi non si discosta dall’impostazione di default.

Impostazione di default che è sempre grandangolare.

E qui siamo addirittura nella gnoseologia, intesa come filosofica indagine sulla conoscenza, nelle sue ramificazioni percezionali soggettive.

Ed insomma: vediamo in un modo, e una volta anche la fotocamera vedeva così; oggi invece inquadriamo più largo di quanto vediamo.

La questione non è priva di considerevoli ricadute psicologiche.

Attendiamo studi al riguardo, acquisendo negli anni materiale opportunamente consistente e variegato.

 

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Claudio Trezzani

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