Congruenza e direzione

Emile Claus, visse a cavallo del precedente secolo.

Ha “forzato” lo scenario, nel dipinto la cui riproduzione è a corredo di questo brano?

Dipende da cosa si consideri.

Verità? Verosimiglianza?

Quanto rappresentato è plausibile nell’epoca in cui visse, ed effettivo se ritraeva dal vivo.

Dunque, nessuna forzatura.

Ma non è finita qui: si può ancora dire che ha “forzato” se consideriamo dinamiche esterne alla raffigurazione.

In questo senso, sono le fanciulle ad aver “forzato” la natura, perchè alla spontaneità ad essa connaturata contrappongono sia la collocazione manufattile pensata per interni domestici, sia l’evidente compostezza.

Compostezza, congruenza, adeguatezza…

Questo ci conduce alla fotografia allegata.

E’ adeguato Ian Pelham Turner a vestire così?

Sapete, i Misteri Gaudiosi sono più di cinque.

Il sesto, il più inesplicabile, risiede nella diffusa tendenza ad acquistare automobili funzionalmente inadatte alle proprie esigenze ma confacenti al gusto estetico dell’acquirente.

Così, proprio relativamente ad una voce di spesa gravosa per una famiglia, si abdica a razionalità cedendo ad un impulso che nel contesto diviene deteriore.

L’aspetto più stupefacente è che chi si comporta così è ben lungi dall’essere un raffinato esteta.

Più spesso, sono persone che non hanno un solo quadro appeso in casa e vestono come straccioni.

Ecco, vestire come straccioni.

E’ perdurante moda in fotografia.

In alcuni casi, una sorta di vessillo esprimente orientamento politico.

In altri, senso di praticità.

Ciò considerato, è appropriato per Ian indossare giacca, cravatta e pochette?

Quando fotografa la Regina d’Inghilterra, può essere un obbligo.

Ma nella summentovata inquadratura teste coronate non se ne vedono, ed inoltre gli abbinamenti denotano una ricercatezza che travalica le esigenze dell’ufficialità.

E l’istanza funzionale?

Con una telemetro al collo camicia e giacca non si rovinano massicciamente, mentre se Ian dovesse appostarsi fuori Buckingham Palace con un 600 f4 attendendo la fatidica Rolls rialzata ciò inciderebbe sul conto del sarto.

Ma Ian è fotografo accreditato: il problema non si pone perchè può attingere vicinanza.

Altra questione: perchè si veste bene se tanto la sua figura non si vedrà nella fotografia?

Ah, be’, quanto a questo Ian ha fatto una cosa inutile.

Ma era invisibile entro un capanno da ornitologo, Ian?

No, ergo ha voluto mostrarsi in siffatto modo.

Oppure, si piaceva così e basta.

Ulteriore spunto: la cura di sè che ha dimostrato è indice di pari impegno nell’atto del fotografare?

Vexata quaestio.

Può essere una forma mentis che Ian applica a tutto ciò che fa, oppure solo al vestire.

Addirittura, può essere controproducente: Ian mentre fotografa si sente soffocare dal nodo stretto della cravatta, oppure si distrae chiedendosi se il nodo istesso è storto oppure no.

Epperò, una volta un recensore di automobili ha scritto che a provare una impeccabile Mercedes in quel momento gli veniva da fare le cose bene – guidare con dolcezza e precisione – perchè a ciò ispirato dalla perfezione di meccanica e finiture della vettura.

Sapete: non tonsura facit monachum, sed virtus animi”.

Siete d’accordo con Sant’Anselmo?

Epperò, dove ripone la succitata virtù il monaco che non è definito tale dalla tonaca?

Ecco perchè ho titolato questo articolo Congruenza e direzione.

Troppe cose ribollono, centrifugamente.

Si può guardare dentro, si può guardare fuori.

Conta il percorso e non l’arrivo, come diceva Thomas Stearns Eliot?

Oppure dobbiamo badare al cinismo di un Macchiavelli o di un Guicciardini circa la finalizzazione delle azioni?

Sì, troppe cose ribollono.

Ad importare è che una fiamma arda, al momento di pigiare il dito indice sul pulsante.

 

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Claudio Trezzani

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