Concreta astrazione

Le quattro foto a corredo di questo brano vedono il concorso dell’IA (Intelligenza Artificiale).

No, non siamo precisamente a questo punto: il dispositivo che governa il moto dell’irrigatore è regolato in modo da prodursi in sequenze ripetitive, e non è in grado d’interfacciarsi con variazioni della situazione esterna.

Così il tasso di alea è azzerato: il fotografo può prevedere l’andamento della programmazione, e con esso regolarsi. Può concepire la rotazione del getto come il progredire di una lancetta d’orologio, e basandosi su ciò stabilire relazioni. Gli ingredienti che abbiamo non consistono solo nella direzione del getto, ma anche nella porzione di terreno bagnato, che innesca un elemento geometrico sovrapposto alla neutralità del campo coltivato, la cui neutralità non significa però amorfità: è contrassegnato da striature che conferiscono omogeneità nella regolarità del tratto, ma la cui valenza grafica rappresenta comunque una cifra di cui tener conto.

A sovrastante questa congerie di elementi resta sempre l’opportunità inquadratoria: rispetto a ciò che c’è la possibilità di variare l’inquadratura genera sempre un effetto moltiplicatore. Abbiamo così una danza interattiva tra il fattore tempo (rotazione del getto acqueo), metereologia (influenza della luce sullo scenario) stato della natura (terreno) e umana modellazione (effetto grafico della coltivazione). Il grande pregio del drone è di consentire la visione zenitale in quota, senza la quale il summenzionato dialogo cadrebbe nel suo complessivo dipanarsi. Il tratto saliente di tutto ciò è: concreta astrazione.

Riprendo così l’ossimoro insito nel titolo di questo articolo per significare che il risultato complessivo dell’operazione è tutto posto al servizio di una astrazione che deriva dalla giustapposizione di elementi concreti: ciò che ne risulta non è più – negli intenti interpretativi piuttosto che nella letteralità – un procedimento lavorativo meccanizzato, bensì un sistema di pesi e misure cromatiche e geometriche che vive in sè stesso, refrattario ad ogni tentativo di essere piegato ad una funzione terza.

È questa una funzione che – ricorrendo determinati elementi – la fotografia può ritagliarsi, in parallelismo con altre strade, ed in parziale intersezione con ulteriori piani di lettura.

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Claudio Trezzani

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